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L’ipogonadismo maschile è ancora un tabù?

Quando si manifesta

L’esordio dell’ipogonadismo congenito può avvenire nel 1°, 2° o 3° trimestre di vita fetale. Il deficit di testosterone con esordio nell’infanzia si manifesta nell’età della pubertà; i pazienti, infatti, hanno uno scarso sviluppo muscolare, un timbro di voce di tonalità elevata, uno scroto piccolo, una crescita inadeguata del pene e dei testicoli, peli pubici e ascellari radi e l’assenza di peli sul corpo.

Nell’uomo adulto può esserci un ipogonadismo che si manifesta con il calo della libido, disfunzione erettile, declino delle funzioni cognitive, disturbi visuo-spaziali, disturbi del sonno, instabilità vasomotoria (nella forma di ipogonadismo maschile acuto e grave), cambiamenti di umore, come la depressione e la rabbia. Altre manifestazioni impiegano di solito mesi o anni per svilupparsi e possono riguardare la riduzione della massa magra, l’aumento del grasso viscerale, l’atrofia testicolare, l’osteopenia, la ginecomastia e i peli corporei radi.

n genere la diagnosi dell’ipogonadismo prevede la valutazione dei livelli degli ormoni FSH e LH, e del testosterone.
Potrebbero inoltre essere prescritti:

  • analisi del sangue;
  • test genetici;
  • conta spermatica;
  • ecografia dei testicoli;
  • CT o RM al cervello.

Il trattamento dell’ipogonadismo maschile varia a seconda che l’ipogonadismo presente sia di tipo primario o secondario.
In caso di ipogonadismo maschile di tipo primario è fondamentale la pianificazione di un’adeguata terapia sostitutiva con testosterone (o TRT). La TRT consiste, sostanzialmente, nella somministrazione esogena del principale ormone sessuale maschile ed è, di fatto, una terapia ormonale.
In caso di ipogonadismo maschile di tipo secondario, invece, è importante prima di tutto curare o, quanto meno cercare di limitare, il disturbo a livello dell’asse ipotalamo-ipofisi. In questi frangenti, la terapia ormonale con testosterone ha comunque una sua utilità, ma non rappresenta il trattamento di prima linea, come invece avviene nell’ipogonadismo maschile di tipo primario.

L’incidenza psicologica dell’ipogonadismo

Se consideriamo che a livello fetale possiamo avere un non perfetto sviluppo dei genitali (ad esempio pene piccolo o assente tale da simulare un aspetto di tipo femminile) si può facilmente intuire come già questa condizione ponga una serie di problematiche complesse da affrontare.

Dopo la pubertà e fino alla vecchiaia, la carenza di testosterone comporta molteplici effetti sia a livello fisico sia psichico. Ad essere intaccata è sicuramente la sfera sessuale per cui diminuisce la libido (desiderio sessuale), peggiora la qualità dell’erezione e può essere compromessa la fertilità. Come già accennato le conseguenze psicologiche sono praticamente una naturale conseguenza dell’ipogonadismo e si manifestano con:

  • depressione;
  • minore reattività psico-fisica;
  • difficoltà di concentrazione.

Questo tipo di patologia comporta tutta una serie di disturbi legati alla sfera sessuale – riproduttiva – affettiva; considerando che si può manifestare in diverse età, risulta evidente come può essere difficile affrontare la patologia senza risvolti psicologici e comportamentali.

I bassi livelli di testosterone possono avere effetti negativi sull’umore a causa dell’aspetto fisico poco virile; viene infatti compromessa la maturazione degli organi genitali, sono assenti i caratteri sessuali secondari, manca la crescita di barba, i muscoli non hanno il tono che caratterizzano un giovane ragazzo e la voce rimane quella di un bambino. La mancanza di androgeni in questa tappa del fisiologico sviluppo di un uomo può comportare un aumento spropositato delle ossa lunghe.

Tutto ciò, come può essere ben intuito, comporta anche pesanti conseguenze negative di ordine comportamentale e psicologico e un alterata attività sessuale.

Infrangere un tabù

Con l’aumento dell’età, nell’uomo si assiste normalmente ad una riduzione della produzione di testosterone e parallelamente ad una riduzione della forza muscolare e delle prestazioni sessuali. Questa condizione viene spesso etichettata come “menopausa dell’uomo” oppure “andropausa”, terminologie che le associazioni mediche suggeriscono di evitare in quanto fuorvianti e, spesso, del tutto errate.

@mariateresacarrozzo

#mariateresacarrozzo

Fonte: Foresta, C. “Ipogonadismo tardivo dell’adulto: inquadramento diagnostico”, L’Endocrinologo, giugno 2010 Vol. 11, n° 3. 

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