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Quel dolore al braccio che qualcosa vuole comunicare

Con dolore al braccio si intende qualsiasi tipo di dolore o disagio al braccio, alla mano e alla spalla. Le braccia sono composte da molti elementi quali muscoli, ossa, articolazioni, legamenti, tendini, pelli, vasi sanguigni e così via, ognuno dei quali può subire una ferita, un’infezione o ricevere traumi che causano un dolore al braccio.
In questi casi è meglio intervenire il prima possibile per individuare la causa ed agire in modo adeguato e tempestivo cercando l’aiuto di un fisioterapista
Vediamo allora brevemente quali dolori al braccio possono presentarsi, le cause più comuni e come il fisioterapista può intervenire.

Dolore al braccio: tipi di dolore e cause

Il dolore al braccio può presentarsi in molti modi in base alla:

 durata del dolore (breve momento, dolore intermittente, dolore costante);

 localizzazione del dolore (riguarda una zona molto specifica o un’area ampia);

• possibilità di viaggiare o di spostarsi fisicamente da un posto all’altro.

Se percepisci una sensazione di formicolio al braccio come se esso fosse continuamente punzecchiato con degli spilli, questo è ciò che i medici chiamano parestesia. In presenza di questa condizione, la gamma di esperienze di dolore include un semplice disagio e irritazione, un dolore moderato o grave tale che anche una leggera pressione può turbare il movimento nella zona del braccio interessata.

Alla base di un dolore al braccio possono esserci molte cause che includono: traumi, colpi diretti, lesioni da sforzi fisici ripetuti, problemi interni come strappi muscolari, degenerazione dei nervi e cancro. 
A volte, il dolore al braccio può essere causato da un espandersi del dolore da altre parti del corpo come la schiena e il collo. Un esempio, appunto, il dolore al collo: in questo caso, il torpore può diffondersi lungo la spalla fino alla mano.

 

Fisioterapista e dolore al braccio

I passaggi che il fisioterapista compie solitamente comprendono:

• una valutazione approfondita di come è iniziato il dolore e della lesione che lo ha causato;

• identificare i fattori aggravano il dolore;

• raccogliere informazioni sulla loro precedente storia medica e familiare;

• effettuare test fisici e manuali per valutare quale sia esattamente il problema principale;

• successivamente cominciare la fisioterapia o la terapia manuale.

Una volta stabilito ciò, l’obiettivo della fisioterapia è diminuire il dolore al braccio del paziente usando una terapia elettrica, ad esempio mediante l’utilizzo di ultrasuoni, o una terapia del freddo per ridurre l’infiammazione. Prima si cerca di aumentare la gamma di movimenti e, successivamente e lentamente, si progredisce verso l’aumento di forza e destrezza. I fisioterapisti possono anche usare altri tipi di terapie: terapia fisica e motoria, mobilizzazione articolare o gestione dei tessuti molli, sulla base delle esigenze della specifica situazione in cui si trova ogni singolo paziente che presenti un dolore al braccio.

 

Dunque, se sentite un dolore al braccio non aspettate a chiedere aiuto ad un fisioterapista. Il dolore al braccio può presentarsi in svariati modi in base alla localizzazione, alla durata e alla sua interferenza nella gamma di movimenti eseguibili; per questo è importante che il fisioterapista esegua una valutazione approfondita per comprendere cause, fattori aggravanti e come intervenire in modo adeguato per diminuire il dolore al braccio e aumentare forza e destrezza

Tendiniti braccio. Cosa Sono?

Il dolore è spesso un grande campanello di allarme, e le tendiniti braccio sono tra le patologie più frequenti, che possono richiedere molta tempo per guarire.

 

Quando parliamo di Tendiniti Braccio, ci riferiamo ad una serie di patologie di natura infiammatoria che possono colpire l’articolazione della spalla, del gomito o del polso/mano. Erroneamente talvolta una sensazione dolorosa lungo il braccio, sopratutto se improvvisa può può essere un segnale di patologie di grave entità legate al sistema cardio circolatorio come l’angina pectoris attacco cardiaco come il noto e temuto dolore al braccio sinistro.

Le tendinopatie sono patologie a carico dei tendini, ovvero le strutture fibrose, che connettono i muscoli alle ossa. I tendini possono essere corti o lunghi, e possono connettere muscoli mono o biarticolari. Hanno la caratteristica di essere strutture molto resistenti, ma hanno il grave problema di essere scarsamente vascolarizzati. Proprio questo aspetto rappresenta forse il punto di maggior difficoltà nella cura di questo tipo di patologie, in quanto l’irrorazione rappresenta il modo con cui il corpo riesce a portare nutrimento ad una struttura danneggiata o comunque infiammata. Un altro grande problema è certamente la complessità delle articolazioni di spalla, gomito e polso/mano, che le rendono estremamente mobili, ma altrettanto deboli, e facilmente si può incorrere in un infortunio di questo tipo.

Mammografia digitale con tomosintesi: cos'è

👉👉La mammografia digitale con tomosintesi è una radiografia di ultima generazione che permette uno studio stratigrafico in 3D della mammella ed il cui risultato diagnostico è più efficace rispetto alla mammografia convenzionale.

 

Attraverso la compressione del seno tra due lastre, consente di individuare la presenza di formazioni tumorali anche in fase precocissima.
La modalità con tomosintesi presenta i seguenti vantaggi:

 

    • Una percentuale superiore al 40% nell’individuazione di lesioni invasive al seno
    • Diminuzione fino al 40% di falsi positivi e cioè artefatti di immagine radiologica, con conseguente riduzione di allarme per le pazienti e di inutili costi per ulteriori test di approfondimento diagnostico (ago-aspirati, biopsie, RM) non necessari
    • Netto miglioramento nella valutazione, rispetto alla mammografia classica, del seno denso a componente fibro-adiposa, tipico nei soggetti in giovane età, permettendo il rilevamento di lesioni per lo più impercettibili alla mammografia tradizionale in 2D.
    • Durata di scansione velocissima, solo di pochi secondi

Sindrome dell’ovaio policistico: cos’è?

Le ovaie svolgono un ruolo fondamentale nell’apparato riproduttivo femminile, producendo gli ovuli e gli ormoni sessuali. Per funzione sono comparabili ai testicoli dell’uomo.

La salute delle ovaie, pertanto, è fondamentale anche per scongiurare problemi di fertilità.

Scopriamo insieme cos’è la sindrome dell’ovaio policistico, che interessa un gran numero di donne in età fertile.

La sindrome dell’ovaio policistico (o PCOS) è una condizione che può comportare alcuni problemi nella vita di una donna e che, se non curata o sottovalutata, può portare all’infertilità.

Le donne che soffrono di questa sindrome presentano ovaie piene di cisti e, spesso, ingrossate. Il numero e le dimensioni delle cisti possono variare di donna in donna, determinando anche sintomi differenti e conseguenze di gravità variabile.

Non sono ancora del tutto chiare le cause che stanno alla base dello sviluppo della sindrome dell’ovaio policistico.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, la PCOS si sviluppa a livello endocrino: si tratta di iperandrogenismo, ovvero la produzione di androgeni in eccesso dovuta a un’alterazione ormonale. Questa condizione è alla base dello sviluppo di irsutismoanovulazione e irregolarità del ciclo mestruale. La sindrome può svilupparsi a causa di un eccesso di insulina, che va ad aumentare la produzione degli androgeni, modificando la capacità della donna di ovulare correttamente.

 

Da non sottovalutare il fattore ereditario nello sviluppo della sindrome dell’ovaio policistico. Sono molte le donne che hanno una storia familiare clinica legata alla PCOS.

Uno dei campanelli d’allarme della sindrome dell’ovaio policistico è l’amenorrea o l’irregolarità delle mestruazioni, chiamata anche oligomenorrea. È molto importante, quindi, monitorare correttamente del ciclo mestruale dall’ovulazione al sanguinamento, sin dai primi anni, per riscontrarne la regolarità o l’irregolarità. Non sono rari però, i casi in cui la PCOS si sviluppa con il passare degli anni di una donna.

Sempre a causa dell’eccesso di androgeni che è alla base della sindrome, questa può manifestarsi con un aumento spropositato di peluria sul petto e sul viso, oppure con l’alopecia o un eccesso di sebo che può sfociare in dermatite.

Il tuo ginecologo non avrà difficoltà a riconoscere la patologia attraverso la ricostruzione della storia clinica e con l’aiuto di esami specifici. Molto utili risultano le analisi del sangue per accertare i livelli del testosterone e degli estrogeni, così come i valori della tiroide, glucosio e prolattina. Con l’ecografia, invece, è possibile valutare lo stato delle ovaie e il loro aspetto, nonché il rivestimento uterino e il suo spessore.

Il tuo medico ti consiglierà la terapia più adeguata al tuo caso!

È importante non sottovalutare mai le avvisaglie di disturbi ginecologici, per evitare complicazioni anche gravi. La prevenzione è fondamentale per il tuo benessere!

Tutto quello che c’è da sapere sulla pillola anticoncezionale

La pillola anticoncezionale è un rimedio utilizzato da milioni di donne in tutto il mondo per evitare il concepimento in seguito a un rapporto sessuale non protetto; in alcuni casi particolari, però, queste pillole (o alcune varianti) possono essere prescritte dal ginecologo quali parte integrante di una cura ormonale.

La pillola anticoncezionale ha un’efficacia del 99% nell’evitare gravidanze indesiderate, ma deve essere assunta in maniera corretta e seguendo precise tempistiche. In alcuni soggetti, inoltre, può determinare alcuni effetti indesiderati, per evitare i quali è necessario consultare il proprio medico di fiducia.

Ecco, dunque, tutto ciò che c’è da sapere in merito alla pillola anticoncezionale.

La pillola anticoncezionale è un farmaco a somministrazione orale, a contenuto ormonale. Specificamente, gli ormoni contenuti nella pillola sono estrogeni e progestinici, entrambi sintetizzati in laboratorio. A seconda delle classi di ormoni presenti nella suddetta pillola, è possibile distinguere il farmaco in due grandi categorie: la pillola combinata, contenente entrambi gli ormoni, e la minipillola, contenente esclusivamente il progestinico.

Sport bambini e visita cardiologica: perché è fondamentale prima di iniziare

Praticare sport è un vero e proprio toccasana per il corpo, permette di mantenere tutti i muscoli e gli organi in movimento fortificando l’organismo in generale.

 

Con lo sport non si bruciano solo le calorie in eccesso, ma è possibile prevenire moltissime patologie a carico del sistema cardio-circolatorio, muscolare, scheletrico etc. Lo sport è inoltre un’attività che permette ai bambini di crescere in modo armonico sviluppando le proprie capacità nel modo più corretto possibile.

Si tratta di una sana abitudine che è bene coltivare sin da bambini per continuare a mantenersi in forma anche da adulti. Tuttavia, è fondamentale sottoporsi a dei controlli prima di intraprendere un qualsiasi percorso sportivo, per accertare la propria idoneità. Nello specifico, qui parleremo di quanto sia importante eseguire l’elettrocardiogrammaper evitare spiacevoli controindicazioni per il cuore.

Il Pap-Test: la prevenzione che può salvare. Prenotalo in struttura

Il Pap-Test, definito esame di screening, si effettua con le stesse modalità di una normale visita ginecologica. Per analizzare il collo dell’utero viene infatti utilizzato lo speculum, ossia lo strumento utilizzato dai medici sulle donne in gravidanza. Grazie all’utilizzo di questo strumento è possibile allargare leggermente l’apertura vaginale e prelevare delle piccole quantità di muco, con una spatola apposita e un bastoncino cotonato, in due punti: canale cervicale e collo dell’utero.

Il processo di prelievo dura solo pochi minuti e può essere eseguito da tutte le donne di età compresa tra i 25 e i 64 anni con l’unico accorgimento di evitare l’esame di screening in caso di ciclo mestruale.

 

Una volta eseguito il prelievo, sarà compito dei tecnici di laboratorio effettuare l’esame citologico in laboratorio mediante un test computerizzato e dei metodi di colorazioni appositamente studiati.

Eseguire il Pap-Test può salvare la vita. La mucosa presente nella parte esterna del collo dell’utero, infatti, può presentare delle lesioni pretumorali che, se prese in tempo, sono guaribili senza nessun problema o tecnica invasiva. Se invece queste lesioni non vengono identificate possono trasformarsi in tumore maligno nell’arco di qualche anno. Tra le principali cause del tumore alla cervice uterina si trova il papilloma virus, Che si trasmette perlopiù sessualmente.

La prevenzione che si ottiene con il Pap-Test, invece, consente di avviare un processo di cura immediato, ossia una diagnosi precoce, sulle eventuali lesioni riscontrate, mediante metodi poco invasivi che non compromettono la qualità di vita di una donna.

Grazie al Pap-Test i casi di mortalità femminile per il tumore all’utero sono diminuiti dell’80%.

L’utilità del Pap-Test è anche legata alla possibilità di evidenziare alcune infiammazioni diverse da quelle tumorali, come per esempio la candida, provocata da alcuni funghi o la Gardnerella causata da batteri. L’esame citologico sarà in grado di dimostrare la presenza di un’infiammazione e di individuarne la causa, consentendo di procedere con una terapia farmacologica o chirurgica in base al problema.

I risultati del Pap-Test sono scritti in un referto dal citologo che ha eseguito la lettura del campione prelevato mediante microscopio. Il referto può avere cinque esiti:

  1. Negativo: in questo caso non sono state riscontrate delle anormalità nelle cellule;
  2. Negativo, ma con alterazioni cellulari: questo risultato sta a significare che sono in corso degli stati infiammatori non preoccupanti dovuti a funghi o batteri.
  3. Piccole lesioni squamose intra-epiteliali: in questo caso sono state riscontrate delle lesioni cellulari che non sono preoccupanti, ma che devono essere tenute sotto controllo. Le piccole lesioni possono essere causate dal papilloma virus e potrebbero evolversi in tumore;
  4. Grosse lesioni squamose intra-epiteliali: un risultato nel referto di questo tipo sta a significare che le lesioni riscontrate nelle cellule sono gravi e la situazione generale deve essere monitorata in maniera costante con controlli ravvicinati. Il test in questo caso permette di verificare la presenza di un tumore che non è riuscito ancora a intaccare gli strati sottostanti, ma si trova confinato negli strati epiteliali;
  5. Carcinoma spino-cellulare o adenocarcinoma: questo risultato indica la presenza di tumore nel collo dell’utero che può essere del tipo spino-cellulare, ossia riguardante la cervice, o adenocarcinoma, che invece riguarda il canale dell’utero.

È importante sottoporsi periodicamente a controlli di screening al fine di prevenire importanti complicanze della vita riproduttiva femminile e per individuare precocemente i segnali di eventuali formazioni cancerose, per poter intervenire tempestivamente.

Quando rivolgersi al ginecologo?

La visita ginecologica non ha motivo di destare particolari preoccupazioni alla paziente. Si tratta di un esame semplice e minimamente invasivo.

Le situazioni per le quali è necessario rivolgersi a un ginecologo sono differenti. Sicuramente, è consigliabile fissare un appuntamento nel caso in cui si notino secrezioni anomale, rossore, bruciore o prurito, nonché in caso di ciclo mestruale irregolare.

 

In generale, però, si ribadisce l’importanza di fissare periodicamente un appuntamento anche se non si riscontrano particolari sintomi, a scopo preventivo.

Cos’è la visita ginecologica? Prenotatela presso la struttura di Copertino

La visita ginecologica è un esame che ha l’obiettivo di valutare lo stato di salute dell’apparato genitale femminile. La figura del ginecologo, dunque, è importante per ogni donna sin dalla pubertà, poiché ha le competenze per valutare il corretto sviluppo del sistema riproduttivo femminile, nonché esaminare i tessuti per evidenziare la presenza di un’infezione virale o batterica, o di malattie più gravi come alcune forme di cancro.

Naturalmente, il ruolo del ginecologo è di primaria importanza anche nel caso di una gravidanza, in quanto lo specialista dispone di competenze e strumenti per riconoscerla. È chiaro, dunque, che la visita ginecologica rappresenta un esame approfondito ma indispensabile per tutte le donne, che dovrebbe essere ripetuto con cadenza regolare (possibilmente annuale o biennale) per accertarsi delle condizioni di salute del proprio apparato riproduttivo.

Ecografia muscolo tendinea? Prenotala presso la sede di Lecce

Cosa si può indagare con l’ecografia muscolo tendinea?

 


Con l’ecografia muscolo-tendinea, come dice il termine, è possibile evidenziare tutte le patologie a carico dei muscoli o dei tendini, alcune patologie articolari, le borse, i tessuti sottocutanei. E’ l’esame di prima scelta in caso di contusioni, stiramenti e strappi muscolari (o sospetti tali), di tendiniti (al gomito, ginocchio, piede, mano, polso, caviglia, tendine di Achille), di tendinopatie della spalla, di cisti, borsiti, ematomi sottocutanei o intramuscolari.

 

 

All’esame ecografico si distinguono bene i fasci muscolari e la struttura fibrillare dei tendini, che appaiono come dei “nastri” biancastri e le eventuali lesioni di queste fibre, che appaiono più scure, le raccolte liquide, siano esse cisti o ematiche, che si presentano nere, i depositi di sali di calcio (calcificazioni)a livello dei tendini, delle borse e dei muscoli, che appaiono come delle formazioni irregolari più o meno estese bianche e non attraversabili dagli echi emessi dalla sonda.

L’ecografia muscolo tendinea o articolare. Prenotala presso la sede di Lecce

L’ecografia muscolo tendinea o articolare è una metodica diagnostica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni, onde sonore ad alta frequenza, per “vedere” tutte le strutture di una articolazione, grazie a questa qualità l’ecografia articolare è in grado di indagare con buona precisione i tessuti molli e le strutture articolari (cartilaginimenischi e membrane sinoviali) e periarticolari (tendini e legamenti).

Con l’ecografia muscolo-tendinea, come dice il termine, è possibile evidenziare tutte le patologie a carico dei muscoli o dei tendini, alcune patologie articolari, le borse, i tessuti sottocutanei. E’ l’esame di prima scelta in caso di contusioni, stiramenti e strappi muscolari (o sospetti tali), di tendiniti (al gomito, ginocchio, piede, mano, polso, caviglia, tendine di Achille), di tendinopatie della spalla, di cisti, borsiti, ematomi sottocutanei o intramuscolari.
All’esame ecografico si distinguono bene i fasci muscolari e la struttura fibrillare dei tendini, che appaiono come dei “nastri” biancastri e le eventuali lesioni di queste fibre, che appaiono più scure, le raccolte liquide, siano esse cisti o ematiche, che si presentano nere, i depositi di sali di calcio (calcificazioni)a livello dei tendini, delle borse e dei muscoli, che appaiono come delle formazioni irregolari più o meno estese bianche e non attraversabili dagli echi emessi dalla sonda.

Quando fare la risonanza magnetica al ginocchio? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica è un comune accertamento diagnostico che ha lo scopo di favorire l’indagine clinica e di evidenziare la presenza di patologie che interessano il distretto corporeo interessato dallo screening.
Lo svolgimento di una risonanza magnetica non espone il paziente a nessun tipo di rischio: questo genere di esame, infatti, non comporta la sottoposizione del soggetto a radiazioni ionizzanti e garantisce la quasi totale assenza di effetti collaterali.

L’estremo livello di precisione diagnostica assicurato dall’impiego della risonanza magnetica nell’ambito di un processo di screening medico aiuta a fornire un quadro chiaro ed esaustivo della salute di tutti i complessi che compongono l’anatomia del ginocchio. L’articolazione del ginocchio è in assoluto una delle più complesse di tutto l’organismo umano: essa si compone di una coppia di articolazioni complementari che uniscono la coscia e la gamba.
Il ginocchio è quindi formato dal femore, ossia l’osso della gamba che lo collega all’anca; è l’osso più lungo e resistente di tutto l’apparato osseo. Davanti al femore, troviamo la rotula (o patella) che scivola in una scanalatura quando sono eseguiti alcuni movimenti. Seguono la tibia ed il perone: la prima, è il punto d’appoggio del femore, mentre il secondo (parallelo alla tibia) è un sottile osso che funge da collegamento per i muscoli ed il legamento collaterale laterale. Sono presenti, poi, legamenti (crociati anteriori e posteriori, e collaterale mediale e laterale), muscoli (bicipite e quadricipite), tendini e cartilagine.

Nonostante il ginocchio possieda superfici esterne aventi caratteristiche assimilabili alle articolazioni mobili, l’apparato di legamenti che ad esso si connette limita la gamma di movimenti alla sola flessione.

A cosa serve la Risonanza magnetica muscolo scheletrica? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve principalmente per studiare le parti molli che costituiscono le articolazioni. Fornisce importanti informazioni circa i tendini (ad esempio il tendine d’Achille nella caviglia e la cuffia dei rotatori nella spalla), i legamenti (nel ginocchio) e i menischi(articolazione del ginocchio), polso (utile per identificare sindromi del canale carpale, cisti del polso, fratture del polso e della mano, patologie infiammatorie tendinee).

 

È utile anche per dei muscoli (strappi, stiramenti, ematomi, lesioni tumorali). Essa dà, inoltre, informazioni circa lo stato dell’osso, soprattutto nella patologia traumatica e tumorale.

Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

Che cos’è la risonanza magnetica muscolo scheletrica? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve per studiare le articolazioni (cavigliaginocchioancapolsogomitospalla) e i muscoli degli arti inferiori.

 

I tipi di studio differiscono a seconda dell’articolazione o dei muscoli studiati.In generale il paziente viene posizionato supino sul lettino della risonanza e intorno al distretto da studiare viene posizionata una bobina ricetrasmittente.Nella maggior parte dei casi, la risonanza magnetica muscolo scheletrica non richiede la somministrazione del mezzo di contrasto.

Preparazione all’ecografia addominale: Prenotatela presso la sede di Lecce 0832.347731

 

Per effettuare l’ecografia addominale è necessario presentarsi a digiuno.

 

Per un corretto esame dell’addome inferiore, in particolare della vescica, occorre presentarsi a vescica piena, bevendo 1 litro di acqua circa un’ora e mezza prima dell’appuntamento. 

Se si effettua solo l’ecografia all’addome inferiore non occorre seguire la dieta descritta in precedenza.

Per prenotare telefonare allo 0832.347731

Ecografia addome completo: Prenotala presso la Sede di Lecce

L’ecografia addome completo o ecografia addominale è un esame diagnostico non invasivo che, attraverso l’utilizzo di ultrasuoni emessi da una sonda appoggiata sulla pelle del paziente, permette di visualizzare i principali organi e vasi sanguigni della cavità addominale, al fine di individuare la maggior parte delle patologie che interessano questi. Al fine di trasmettere più in profondità gli ultrasuoni viene applicato un gel umido nella zona da esaminare, a contatto con pelle e sonda.

In particolare vengono esaminati il fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, milza, reni, aorta, vescica e gli organi genitali interni. Se l’ecografia riguarda solo l’addome inferiore invece verranno studiati i reni, la vescica e gli organi genitali interni.

Di norma invece l’ecografia addominale non viene impiegata per lo studio delle patologie legate al tratto gastro-intestinale (stomaco, intestino e colon), per il quale si ricorre alla gastroscopia o colonscopia.

L’esame è totalmente indolore anche se, qualora la zona fosse infiammata, il paziente potrebbe percepire una leggera sensazione di dolore.

 

A cosa serve la Risonanza magnetica muscolo scheletrica?

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve principalmente per studiare le parti molli che costituiscono le articolazioni. Fornisce importanti informazioni circa i tendini (ad esempio il tendine d’Achille nella caviglia e la cuffia dei rotatori nella spalla), i legamenti (nel ginocchio) e i menischi(articolazione del ginocchio), polso (utile per identificare sindromi del canale carpale, cisti del polso, fratture del polso e della mano, patologie infiammatorie tendinee).

 

 

È utile anche per dei muscoli (strappi, stiramenti, ematomi, lesioni tumorali). Essa dà, inoltre, informazioni circa lo stato dell’osso, soprattutto nella patologia traumatica e tumorale.

Che cos’è la risonanza magnetica muscolo scheletrica?

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve per studiare le articolazioni (cavigliaginocchioancapolsogomitospalla) e i muscoli degli arti inferiori.

 

I tipi di studio differiscono a seconda dell’articolazione o dei muscoli studiati.In generale il paziente viene posizionato supino sul lettino della risonanza e intorno al distretto da studiare viene posizionata una bobina ricetrasmittente.Nella maggior parte dei casi, la risonanza magnetica muscolo scheletrica non richiede la somministrazione del mezzo di contrasto.

Allergie primaverili: qualche consiglio utile!

Circa il 40% degli italiani soffre di qualche forma di allergia, che tende ad aggravarsi proprio durante la stagione primaverile scatenando fastidiosi disturbi. Il principale responsabile delle allergie durante i mesi primaverili è soprattutto l’aumento dei pollini dell’aria, che scatena il raffreddore da fieno che si manifesta con starnuti ripetuti, naso che cola e bruciore agli occhi.

Come affrontare al meglio la primavera?

 

  • Evitare gite o passeggiate in campagna nel periodo di fioritura delle piante nocive

  • Attenzione agli sport all’aperto, nelle ore più calde della giornata e nel tardo pomeriggio, quando c’è una maggior concentrazione di elementi inquinanti nell’atmosfera

  • Evitare di uscire nelle fasi iniziali di un temporale, perché la pioggia facilita la liberazione di allergeni dai pollini

  • Tenere chiuse le finestre nelle ore più calde della giornata, quando c’è un rischio maggiore che i pollini entrino in casa. Meglio arieggiare gli ambienti al mattino presto o alla sera tardi.

  • Indossare occhiali da sole, meglio se avvolgenti, nelle giornate ventose o se ci si sposta in motorino o in bicicletta.

  • Lavarsi e pettinarsi spesso i capelli per eliminare gli allergeni annidati in quelle zone nel corso della giornata

  • Per lo stesso motivo, lavarsi bene il viso: gli allergeni possono annidarsi anche nelle sopracciglia o nelle ciglia

  • Non dimenticarsi di effettuare quotidianamente lavaggi nasali (il naso funziona come “filtro” e trattiene i pollini.

Soffrite di iperidrosi? Noi la trattiamo con tossina botulinica. Leggi come

La tossina botulinica di tipo A svolge un ruolo insostituibile nel trattamento dell’iperidrosi. 

 

L’iperidrosi idiopatica primaria è un disturbo congenito che colpisce lo 0,5% della popolazione,

caratterizzato da una sudorazione eccessiva e invalidante localizzata per lo più ad ascelle, mani e piedi.

Si tratta di una condizione estremamente spiacevole dal punto di vista sociale che per fortuna può essere risolta con questo trattamento rapido e sicuro.

 

L’eccessiva sudorazione è influenzata da fattori fisiologici e patologici.Tra i fattori fisiologici incidono molto il clima, lo stress, l’ età e il sesso in quanto donne e anziani risultano meno colpiti.Talvolta purtroppo l’iperidrosi può rappresentare il segno prodromico di patologie ben più gravi come il feocromocitoma , motivo per cui la terapia è imprescindibile da un corretto percorso diagnostico.

Dal punto di vista anatomopatologico nell’iperidrosi le ghiandole sudoripare appaiono morfologicamente simili sia nell’irrorazione che nell’innervazione ,  sono però sottoposte ad una eccessiva stimolazione. 

La tossina botulinica inibisce la secrezione del sudore bloccando il rilascio di acetilcolina dalle membrane pre-sinaptiche. Il suo effetto comincia 3-5 giorni dopo  la somministrazione , raggiunge un picco massimo dopo 15 giorni e può arrivare a durare fino a sei-otto mesi. 

Sono stati utilizzati agenti topici per trattare l’iperidrosi spesso causando irritazione e quindi effetti collaterali così come accade ricorrendo a farmaci sistemici . Anche la terapia chirurgica viene proposta come soluzione, ma risulta ovviamente molto più invasiva.

 

L’area ascellare da trattare ha di solito un aspetto ovalare che corrisponde all’impianto dei bulbi piliferi. La tossina si inietta in una trentina di siti distanti all’incirca 1 cm l’uno dall’altro . Il dolore e’ minimo e non richiede alcuna anestesia se non l’applicazione di una crema anestetica mezz’ora prima dell’inoculazione .  L’effetto terapeutico rasenta il 100% dei risultati. 

 

 Nel trattamento dell’iperidrosi palmare e plantare le iniezioni risultano lievemente più dolorose,  per questo l’applicazione di una pomata anestetica deve necessariamente essere generosa e se non basta è consigliabile ricorrere al blocco anestesiologico dei nervi. 

 

 In mani istruite è una terapia di semplice esecuzione e di grande soddisfazione per il paziente .

 

Dott.ssa Monica Giangrande

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