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Allergie primaverili: qualche consiglio utile!

Circa il 40% degli italiani soffre di qualche forma di allergia, che tende ad aggravarsi proprio durante la stagione primaverile scatenando fastidiosi disturbi. Il principale responsabile delle allergie durante i mesi primaverili è soprattutto l’aumento dei pollini dell’aria, che scatena il raffreddore da fieno che si manifesta con starnuti ripetuti, naso che cola e bruciore agli occhi.

Come affrontare al meglio la primavera?

 

  • Evitare gite o passeggiate in campagna nel periodo di fioritura delle piante nocive

  • Attenzione agli sport all’aperto, nelle ore più calde della giornata e nel tardo pomeriggio, quando c’è una maggior concentrazione di elementi inquinanti nell’atmosfera

  • Evitare di uscire nelle fasi iniziali di un temporale, perché la pioggia facilita la liberazione di allergeni dai pollini

  • Tenere chiuse le finestre nelle ore più calde della giornata, quando c’è un rischio maggiore che i pollini entrino in casa. Meglio arieggiare gli ambienti al mattino presto o alla sera tardi.

  • Indossare occhiali da sole, meglio se avvolgenti, nelle giornate ventose o se ci si sposta in motorino o in bicicletta.

  • Lavarsi e pettinarsi spesso i capelli per eliminare gli allergeni annidati in quelle zone nel corso della giornata

  • Per lo stesso motivo, lavarsi bene il viso: gli allergeni possono annidarsi anche nelle sopracciglia o nelle ciglia

  • Non dimenticarsi di effettuare quotidianamente lavaggi nasali (il naso funziona come “filtro” e trattiene i pollini.

Soffrite di iperidrosi? Noi la trattiamo con tossina botulinica. Leggi come

La tossina botulinica di tipo A svolge un ruolo insostituibile nel trattamento dell’iperidrosi. 

 

L’iperidrosi idiopatica primaria è un disturbo congenito che colpisce lo 0,5% della popolazione,

caratterizzato da una sudorazione eccessiva e invalidante localizzata per lo più ad ascelle, mani e piedi.

Si tratta di una condizione estremamente spiacevole dal punto di vista sociale che per fortuna può essere risolta con questo trattamento rapido e sicuro.

 

L’eccessiva sudorazione è influenzata da fattori fisiologici e patologici.Tra i fattori fisiologici incidono molto il clima, lo stress, l’ età e il sesso in quanto donne e anziani risultano meno colpiti.Talvolta purtroppo l’iperidrosi può rappresentare il segno prodromico di patologie ben più gravi come il feocromocitoma , motivo per cui la terapia è imprescindibile da un corretto percorso diagnostico.

Dal punto di vista anatomopatologico nell’iperidrosi le ghiandole sudoripare appaiono morfologicamente simili sia nell’irrorazione che nell’innervazione ,  sono però sottoposte ad una eccessiva stimolazione. 

La tossina botulinica inibisce la secrezione del sudore bloccando il rilascio di acetilcolina dalle membrane pre-sinaptiche. Il suo effetto comincia 3-5 giorni dopo  la somministrazione , raggiunge un picco massimo dopo 15 giorni e può arrivare a durare fino a sei-otto mesi. 

Sono stati utilizzati agenti topici per trattare l’iperidrosi spesso causando irritazione e quindi effetti collaterali così come accade ricorrendo a farmaci sistemici . Anche la terapia chirurgica viene proposta come soluzione, ma risulta ovviamente molto più invasiva.

 

L’area ascellare da trattare ha di solito un aspetto ovalare che corrisponde all’impianto dei bulbi piliferi. La tossina si inietta in una trentina di siti distanti all’incirca 1 cm l’uno dall’altro . Il dolore e’ minimo e non richiede alcuna anestesia se non l’applicazione di una crema anestetica mezz’ora prima dell’inoculazione .  L’effetto terapeutico rasenta il 100% dei risultati. 

 

 Nel trattamento dell’iperidrosi palmare e plantare le iniezioni risultano lievemente più dolorose,  per questo l’applicazione di una pomata anestetica deve necessariamente essere generosa e se non basta è consigliabile ricorrere al blocco anestesiologico dei nervi. 

 

 In mani istruite è una terapia di semplice esecuzione e di grande soddisfazione per il paziente .

 

Dott.ssa Monica Giangrande

Ringiovanimento, approccio full-face? Da noi si Può! Ce ne parla la Dott.ssa Monica Giangrande

Per ottenere un viso dall’aspetto riposato e cancellare i segni del tempo è necessario studiare il paziente nella sua totalità per poter intervenire nella maniera più appropriata in tutti i distretti del volto. Abbiamo molte armi per intervenire e possiamo scegliere di utilizzarle in successione perché a volte solo l’utilizzo di tecniche combinate potrà darci il miglior risultato.

 

È consigliabile anche per le giovanissime partire da un efficace programma di biostimolazione e biorivitalizzazione cutanea a base di acido ialuronico libero e non solo . Questi trattamenti migliorano in poche sedute il tono cutaneo e l’idratazione della pelle senza modificare in alcun modo la forma del viso ma preparando allo stesso tempo la paziente, se la stessa necessita di una correzione con filler dermici o ipodermici.

Questi ultimi sono utili per riarmonizzare le forme e i volumi di un viso se questi hanno subìto un processo di invecchiamento oppure se la paziente gradisce ottenere un risultato esteticamente migliore. I filler più morbidi vengono invece utilizzati per attenuare le rughe o per rimodellare le labbra.

 

Uno dei trattamenti più sicuri e che ancor più degli altri rende molto soddisfatto il paziente è il trattamento delle rughe del terzo superiore del volto con l’iniezione di tossina botulinica . Eliminando quasi completamente la presenza di rughe sulla fronte e attorno agli occhi lo sguardo sembra illuminarsi. Questo trattamento regala l’aspetto di una persona riposata e rilassata per circa 6 mesi . 

 

Per migliorare invece l’aspetto di una cute iperseborroica segnata dagli esiti di acne , per mascherare la presenza di cicatrici , trattare le macchie e ancora una volta attenuare le rughe, non possiamo che ricorrere ad un peeling medico. Parliamo di un trattamento consistente in un’abrasione dell’epidermide o del derma superficiale/medio, effettuata mediante l’applicazione di un mezzo chimico, in genere un acido.  I peelings superficiali, i più utilizzati , prevedono più applicazioni (in genere tre) ripetute a distanza di 3/4 settimane. 

 

La medicina estetica suggerisce sempre un percorso di bellezza dalla prevenzione al trattamento per concludersi poi con sedute di mantenimento.

 

Dott.ssa Monica Giangrande

Risonanza Magnetica al Piede

 

Punto di forza della Risonanza rispetto ad altre metodiche è la precoce e sensibile identificazione dell’edema intraspongioso e/o midollare comune ad affezioni come le fratture intraspongiose occulte post traumatiche, da stress, le osteomieliti, le osteonecrosi, le sindromi algodistrofiche da alterato carico biomeccanico, consentendo, una diagnosi differenziale e un precoce trattamento prevenendo conseguenze di un certo impatto psicofisico come le amputazioni da osteomielite nel piede diabetico.

 

La Risonanza Magnetica consente una agevole distinzione nel labirinto di affezioni del retropiede accomunate dalla comune sintomatologia dolorosa calcaneare: tendiniti, tenosinoviti, lesioni della fascia plantare (la comune fascite associata o meno a spina calcaneare, le fibromatosi plantari, xantomi, le rotture post traumatiche), affezioni flogistico-degenerative del tendine di Achille associate o meno a borsiti calcaneari, le cause di sindrome del tunnel tarsale, osteiti o coinvolgimento spongioso calcaneare di varia natura e anormalità dei tessuti molli sottocutanei quali ad esempio lesioni da sovraccarico, granulomi o nodulazioni reumatoidi.

Buona parte di queste affezioni spesso sono efficacemente diagnosticate anche alla regione dell’avampiede. Un cenno importante in tale distretto merita il ruolo della RM nell’identificazione del neuroma di Morton, patologia neoplastica benigna, frequente causa di metatarsalgia.

La Risonanza gioca un ruolo cruciale nella pianificazione prechirurgica e di conseguenza nell’outcome clinico del paziente in tutte le patologie neoplastiche del piede.

Essenziale resta altresì il contributo della RM nel bilancio del carico lesivo post traumatico osteo-tendineo e capsulo-ligamentoso nei casi non dirimenti all’esame ecografico.

Quando effettuare la risonanza magnetica al Ginocchio

La risonanza magnetica al ginocchio è uno strumento diagnostico di notevole importanza per la visualizzazione delle varie componenti dell’articolazione del ginocchio.

Una risonanza magnetica al ginocchio è un esame indicato in varie situazioni:

  • diagnosi di processi degenerativo-infiammatori a carico dell’articolazione, in particolare l’artrosi del ginocchio (gonartrosi)
  • individuazione di lesioni a carico della cartilagine articolare
  • individuazione di lesioni a carico dei menischi
  • individuazione di problemi carico della rotula
  • distorsione al ginocchio (un infortunio che si riscontra frequentemente nell’ambito della pratica sportiva, ma non solo)
  • identificazione di fratture ossee a carico dell’estremità prossimale della tibia oppure dell’estremità distale del femore
  • identificazione delle cause di manifestazioni cliniche a carico dell’articolazione (dolore, gonfiore, rigidità articolare, presenza di ematomi, senso di debolezza)
  • individuazione della presenza e delle cause di versamento al ginocchio
  • osteomielite (serio processo infettivo che interessa ossa e midollo osseo).

L’esecuzione di una risonanza magnetica al ginocchio serve anche a stabilire se sia o no opportuno effettuare un’artroscopia del ginocchio o, comunque, un qualsiasi intervento chirurgico.

L’esame ha inoltre una notevole importanza nel monitoraggio nel tempo della situazione di un ginocchio sottoposto a intervento chirurgico.

Coagulazione: In cosa consiste?

L’Ematologia è la disciplina medica che si occupa dello studio fisiologico e patologico del sangue e degli organi che lo generano. Lo studio della qualità delle cellule che compongono il sangue (emocromo) e i test di coagulazione sono alcuni dei settori che riguardano questo ambito medico.

 

EMOCROMO COMPLETO CON FORMULA

L’emocromo (abbreviazione di esame emocromocitometrico) è un esame che permette di avere informazioni qualitative e quantitative sulle cellule del sangue:

  • globuli rossi;
  • globuli bianchi;
  • piastrine.

Questo esame fornisce informazioni su alcune caratteristiche di queste cellule come le dimensioni, la forma e il contenuto.

Quando viene richiesto?

Solitamente, il medico prescrive questo esame per i seguenti motivi:

  • come controllo di routine;
  • per lo screening di alcune malattie;
  • per confermare la diagnosi di alcune condizioni mediche;
  • per verificare eventuali effetti collaterali legati all’assunzione (cronica o meno) di farmaci;
  • in presenza di segni di infezione o infiammazione;
  • in caso di debolezza e stanchezza persistenti che il medico ritiene potenzialmente conseguenti ad un’anemia.

Come viene eseguito il test?

Il personale infermieristico effettua un prelievo di sangue venoso dall’avambraccio. Il campione prelevato viene conservato in una provetta contenente un anticoagulante (EDTA) e sottoposto al test mediante l’analizzatore ematologico automatico PENTRA XL 80 della Horiba.

 
TEST DELLA COAGULAZIONE DEL SANGUE

Attraverso i test di coagulazione è possibile monitorare l’attività coagulativa del sangue, cioè il processo di arresto di una emorragia che si innesca a causa di una ferita più o meno grave.
I principali esami di laboratorio per lo studio dell’attività di coagulazione del sangue sono:

  • il tempo di protrombina (o attività protrombinica) chiamato anche PT;
  • il tempo di tromboplastina parziale chiamato anche PTT;
  • fibrinogeno;
  • antitrombina III.

Quando vengono richiesti?

I test di coagulazione vengono consigliati dal medico nei seguenti casi:

  • quando una persona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico;
  • quando una persona deve monitorare la terapia anticoagulante (utilizzo di anticoagulanti vari);
  • quando una persona ha avuto malattie riconducibili ad una alterata coagulazione del sangue come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, trombosi venosa profonda, embolia polmonare;
  • per diagnosticare malattie legate alle piastrine o ai fattori di coagulazione;
  • in caso di uso di contraccettivi orali.

 

 

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