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Fertilità e tumore: oggi aumentano le possibilità di avere figli dopo la malattia

Fertilità e tumori sembrano due parole quasi inconciliabili. Fino a poco tempo fa, la possibile comparsa di sterilità o d’infertilità secondaria a trattamenti antitumorali ed il timore di possibili danni al prodotto di concepimento non consentivano di fare programmi a lungo termine. A tutto ciò, si associava la preoccupazione relativa alla prognosi ed i tanti i pericoli legati alla malattia che nessuno o quasi, osava mettere al mondo un figlio.
La discussione sugli aspetti legati alla preservazione della fertilità devono essere parte integrante della valutazione specialistica del medico e del colloquio medico-paziente. Sebbene le evidenze suggeriscano che alcuni pazienti preferirebbero ricevere trattamenti anche meno efficaci pur di prevenire complicazioni a lungo termine, molti di loro desiderano non affrontare in prima persona l’argomento fertilità con il proprio medico. Pertanto, tutti i/le pazienti con diagnosi di tumore in età riproduttiva devono essere adeguatamente informati/e del rischio di riduzione e/o di perdita della fertilità come conseguenza dei trattamenti antitumorali e, al tempo stesso, delle strategie oggi disponibili per ridurre tale rischio. Fortunatamente, oggi le terapie sono cambiate: in molti casi è possibile scegliere farmaci che non pregiudicano la fertilità così come si possono adeguare trattamenti radioterapici ad personam, limitando al massimo il ricorso alla chirurgia e ricorrendo, comunque, a tecniche di preservazione della fertilità.

Per comprendere meglio il fenomeno della fertilità associata alla malattia oncologica, un gruppo di ginecologi ed oncologi di Oslo, ha effettuato uno studio retrospettivo i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista British Journal of Cancer. In questa indagine sono state esaminate 184 donne e 269 uomini cui era stato diagnosticato un Linfoma di Hodgkin, in età compatibile con la procreazione (< 50 anni per le donne e < 65 anni per gli uomini), riscontrando che il 45% degli uomini ed il 50% delle donne erano diventati genitori dopo la malattia e, nella maggior parte dei casi, senza ricorrere ad alcuna tecnica di riproduzione assistita. Questi risultati, sembrano dipendere dal tipo di trattamento ricevuto, con probabilità di successo più elevate dopo trattamenti quali la radioterapia o le chemioterapie poco tossiche per le gonadi (ovaie e testicoli); questo effetto era prevalente soprattutto in donne, in età non troppo avanzata. Negli ultimi anni la radioterapia è divenuta molto più mirata cosi da permettere una preservazione delle gonadi; invece, in passato, per alcuni tumori come ad esempio i Linfomi, l’irradiazione coinvolgeva anche le ovaie. Per quanto riguarda i trattamenti chemioterapici sistemici, purtroppo in pratica clinica vengono ancora utilizzati agenti molto tossici come i i farmaci alchilanti (ciclofosfamide, melfalan), o le combinazioni di più farmaci come il cosiddetto protocollo CMF (ciclofosfamide, metotrexate e fluorouracile), usato per i carcinomi della mammella. Questi trattamenti determinano danni tossici a carico dell’ovaio (ad esempio una menopausa precoce) e gli effetti possono risultare reversibili a seconda dei dosaggi di questi farmaci e dall’età delle donne: più è avanzata, maggiori sono le probabilità di avere una mancata ripresa del ciclo mestruale.

Paternità

Tuttavia, sarebbe utile su consiglio dello specialista, attendere un certo periodo di tempo prima di cercare una gravidanza, per ridurre il rischio di tossicità dei farmaci sul feto e

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Malattie cardiovascolari, più esposte le donne che gli uomini

Malattie cardiovascolari, più esposte le donne che gli uomini

124 mila donne vengono colpite da un infarto o da malattie cardiovascolari. Il che significa una ogni cinque minuti e che nel nostro Paese fra 50 mila e 60 mila persone vengono colpite ogni anno. Le donne sono più esposte degli uomini al rischio di malattie cardiovascolari. Basti pensare che in Italia, ogni anno, 124 mila donne vengono colpite da un infarto o da malattie cardiovascolari. Il che significa una ogni cinque minuti, e che, complessivamente, nel nostro Paese fra 50 mila e 60 mila persone vengono colpite ogni anno da arresto cardiaco improvviso. Il tasso di mortalità è di sette volte superiore a quello degli incidenti stradali. In Europa, le persone annualmente colpite da arresto cardiaco improvviso sono 350 mila, di cui buona parte donne.

Alzheimer, lo sport aerobico ritarda la malattia in persone a rischio

L'esercizio aerobico è meglio rispetto a quello di potenziamento muscolare, nel rallentare il declino cognitivo in persone a rischio Alzheimer. Nuove evidenze scientifiche, emerse da uno studio pubblicato sul Journal of the American Geriatrics Society, mostrano che l'allenamento cardio (ovvero una qualsiasi attività fisica ripetuta nel tempo ad un'intensità medio alta, per minimo 20 minuti, di modo che si inneschi il sistema energetico aerobico e che l'organismo con l'aiuto dell'ossigeno ossidi i grassi per utilizzarli come fonte energetica) ha un ruolo importante nel rallentare la progressione di questa malattia ancora incurabile.

E' ampiamente riconosciuto che l'attività fisica sia un buon modo per prevenire la demenza, tanto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO) raccomanda agli over 65enni di praticare 150 minuti di esercizio aerobico di intensità moderata ogni settimana o 75 minuti settimanali di esercizio aerobico a intensità intensa. Un team del Dipartimento di Cardiologia dell'Hartford Hospital di Hartford, nel Connecticut, si è proposto di esaminare i benefici cognitivi dell'esercizio in modo più approfondito. Hanno effettuato una revisione della letteratura esistente, che comprendeva un totale di 19 studi sul tema includendo complessivamente 1.145 anziani che erano a rischio di Alzheimer o perché a uno dei loro genitori era stata diagnosticata la malattia, o perché avevano già un lieve deficit cognitivo, che è un precursore del morbo.

Ne è emerso che gli anziani che facevano qualunque tipo di esercizio dimostravano una funzione cognitiva migliore di quelli che non praticavano affatto, supportando quindi le linee guida dell'OMS per l'attività fisica. Ma hanno anche notato che la funzione cognitiva, in coloro che praticavano solo attività aerobica era tre volte migliore di quella degli anziani che facevano una combinazione di esercizi aerobici e esercizi di potenziamento muscolare.
   

 

Giornata mondiale contro il cancro, oncologi: 'I tumori si vincono anche giocando d'anticipo'

 

Il cancro si vince anche giocando d'anticipo, seguendo le "regole d'oro" dettate da una parola magica: prevenzione. Ad affermarlo sono gli oncologi dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro che si celebra il 4 febbraio. Ciò significa, spiegano, "seguire uno stile di vita corretto, fin da giovani. Un concetto - avvertono - sicuramente alla portata di tutti, iniziando dalla tavola per finire con la pratica costante di esercizio fisico. Dagli oncologi, dunque, le 12 regole 'd'oro' della prevenzione: Non fumate: il 30% di tutti i tumori è collegato al consumo di tabacco. Non consentite che si fumi a casa vostra. Moderate il consumo di alcol: l'unica vera bevanda indispensabile per l'organismo è l'acqua. E' necessario berne almeno 1,5/2 litri al giorno. Seguite una dieta sana ed equilibrata (consumate regolarmente frutta e verdura: limitate i cibi molto calorici; evitate le bevande zuccherate; evitate le carni conservate; limitate le carni rosse cotte alla brace; limitate i cibi ricchi di sale. Praticate attività fisica moderata ogni giorno. Mantenete un peso corporeo sano (l'obesità e l'elevata assunzione di grassi costituiscono importanti fattori di rischio da evitare). Non utilizzate lampade solari: in questa modo è possibile ridurre il rischio di melanoma e di altri tumori cutanei. Proteggetevi dalle malattie sessualmente trasmissibili: è bene utilizzare sempre il preservativo durante i rapporti. Evitate l'uso di sostanze dopanti: steroidi anabolizzanti comportano un aumento del rischio di tumori, in particolare a fegato, prostata e reni. Fate partecipare i vostri bambini ai programmi di vaccinazione per: Epatite virale B, per i neonati, Papillomavirus (HPV), per gli adolescenti. Per le donne: allattare al seno riduce il rischio di cancro: se puoi, allatta il tuo bambino; La terapia ormonale sostitutiva in postmenopausa può aumentare il rischio di tumore. Partecipate ai programmi di screening organizzati di diagnosi precoce per: Tumori del colon-retto, Tumori della mammella, Tumori della cervice uterina. Oggi, ricorda l'Aiom, grazie alla diagnosi precoce e ad armi sempre più efficaci, nel nostro Paese il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. L'Italia infatti si colloca nei primi posti in Europa per numero di guarigioni.

Giornata mondiale contro il cancro, oncologi: 'I tumori si vincono anche giocando d'anticipo'

 

Il cancro si vince anche giocando d'anticipo, seguendo le "regole d'oro" dettate da una parola magica: prevenzione. Ad affermarlo sono gli oncologi dell'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro che si celebra il 4 febbraio. Ciò significa, spiegano, "seguire uno stile di vita corretto, fin da giovani. Un concetto - avvertono - sicuramente alla portata di tutti, iniziando dalla tavola per finire con la pratica costante di esercizio fisico. Dagli oncologi, dunque, le 12 regole 'd'oro' della prevenzione: Non fumate: il 30% di tutti i tumori è collegato al consumo di tabacco. Non consentite che si fumi a casa vostra. Moderate il consumo di alcol: l'unica vera bevanda indispensabile per l'organismo è l'acqua. E' necessario berne almeno 1,5/2 litri al giorno. Seguite una dieta sana ed equilibrata (consumate regolarmente frutta e verdura: limitate i cibi molto calorici; evitate le bevande zuccherate; evitate le carni conservate; limitate le carni rosse cotte alla brace; limitate i cibi ricchi di sale. Praticate attività fisica moderata ogni giorno. Mantenete un peso corporeo sano (l'obesità e l'elevata assunzione di grassi costituiscono importanti fattori di rischio da evitare). Non utilizzate lampade solari: in questa modo è possibile ridurre il rischio di melanoma e di altri tumori cutanei. Proteggetevi dalle malattie sessualmente trasmissibili: è bene utilizzare sempre il preservativo durante i rapporti. Evitate l'uso di sostanze dopanti: steroidi anabolizzanti comportano un aumento del rischio di tumori, in particolare a fegato, prostata e reni. Fate partecipare i vostri bambini ai programmi di vaccinazione per: Epatite virale B, per i neonati, Papillomavirus (HPV), per gli adolescenti. Per le donne: allattare al seno riduce il rischio di cancro: se puoi, allatta il tuo bambino; La terapia ormonale sostitutiva in postmenopausa può aumentare il rischio di tumore. Partecipate ai programmi di screening organizzati di diagnosi precoce per: Tumori del colon-retto, Tumori della mammella, Tumori della cervice uterina. Oggi, ricorda l'Aiom, grazie alla diagnosi precoce e ad armi sempre più efficaci, nel nostro Paese il 63% delle donne e il 54% degli uomini sconfiggono la malattia. L'Italia infatti si colloca nei primi posti in Europa per numero di guarigioni.

Alzheimer: pacemaker nel cervello ne rallenta la progressione

Una sperimentazione su alcuni pazienti ha dimostrato risultati promettenti nelle nuove terapie delle malattie neurodegenerative

Un pacemaker, del tutto simile a quello che si usa per i cardiopatici, impiantato nel cervello rallenta il declino cognitivo delle persone con Alzheimer. In particolare li aiuta a mantenere capacità cruciali nella quotidianità come la capacità di pianificazione e di risoluzione dei problemi, oltre all’abilità decisionale.

I risultati di questo studio della Ohio University sono stati pubblicati sul Journal of Alzheimer’s Disease.

I test ancora su pochissime persone 

La sperimentazione al momento è stata svolta su tre pazienti. È stato impiantato nel loro cervello il pacemaker, che tra l’altro viene già utilizzato per oltre 135.000 pazienti con Parkinson. Il pacemaker viene impiantato nei lobi prefrontali, l’area dove “risiede” la capacità di pianificare e di prendere decisioni, che sono le più colpite insieme alla memoria.

I risultati 

I tre pazienti hanno fatto registrare miglioramenti significativi nella qualità della loro vita. Sono tornati a svolgere in modo indipendente e autonomo molti dei compiti quotidiani che non riuscivano più a fare a causa della condizione in cui vivevano.

Il parere dell’esperto

«Ad oggi – spiega Douglas Scharre, uno degli autori del lavoro – disponiamo di molti strumenti, ausili e farmaci che aiutano la memoria dei malati di Alzheimer. Non abbiamo però nulla per aiutarli nella vita di tutti i giorni a prendere decisioni, concentrarsi, pianificare, evitare distrazioni quando si porta avanti un qualsiasi compito. Queste capacità sono fondamentali per la vita di tutti i giorni, necessarie anche ad esempio per rifare il letto, vestirsi, mangiare, socializzare».

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