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Ecografia muscolo tendinea? Prenotala presso la sede di Lecce

Cosa si può indagare con l’ecografia muscolo tendinea?

 


Con l’ecografia muscolo-tendinea, come dice il termine, è possibile evidenziare tutte le patologie a carico dei muscoli o dei tendini, alcune patologie articolari, le borse, i tessuti sottocutanei. E’ l’esame di prima scelta in caso di contusioni, stiramenti e strappi muscolari (o sospetti tali), di tendiniti (al gomito, ginocchio, piede, mano, polso, caviglia, tendine di Achille), di tendinopatie della spalla, di cisti, borsiti, ematomi sottocutanei o intramuscolari.

 

 

All’esame ecografico si distinguono bene i fasci muscolari e la struttura fibrillare dei tendini, che appaiono come dei “nastri” biancastri e le eventuali lesioni di queste fibre, che appaiono più scure, le raccolte liquide, siano esse cisti o ematiche, che si presentano nere, i depositi di sali di calcio (calcificazioni)a livello dei tendini, delle borse e dei muscoli, che appaiono come delle formazioni irregolari più o meno estese bianche e non attraversabili dagli echi emessi dalla sonda.

L’ecografia muscolo tendinea o articolare. Prenotala presso la sede di Lecce

L’ecografia muscolo tendinea o articolare è una metodica diagnostica non invasiva che utilizza gli ultrasuoni, onde sonore ad alta frequenza, per “vedere” tutte le strutture di una articolazione, grazie a questa qualità l’ecografia articolare è in grado di indagare con buona precisione i tessuti molli e le strutture articolari (cartilaginimenischi e membrane sinoviali) e periarticolari (tendini e legamenti).

Con l’ecografia muscolo-tendinea, come dice il termine, è possibile evidenziare tutte le patologie a carico dei muscoli o dei tendini, alcune patologie articolari, le borse, i tessuti sottocutanei. E’ l’esame di prima scelta in caso di contusioni, stiramenti e strappi muscolari (o sospetti tali), di tendiniti (al gomito, ginocchio, piede, mano, polso, caviglia, tendine di Achille), di tendinopatie della spalla, di cisti, borsiti, ematomi sottocutanei o intramuscolari.
All’esame ecografico si distinguono bene i fasci muscolari e la struttura fibrillare dei tendini, che appaiono come dei “nastri” biancastri e le eventuali lesioni di queste fibre, che appaiono più scure, le raccolte liquide, siano esse cisti o ematiche, che si presentano nere, i depositi di sali di calcio (calcificazioni)a livello dei tendini, delle borse e dei muscoli, che appaiono come delle formazioni irregolari più o meno estese bianche e non attraversabili dagli echi emessi dalla sonda.

Quando fare la risonanza magnetica al ginocchio? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica è un comune accertamento diagnostico che ha lo scopo di favorire l’indagine clinica e di evidenziare la presenza di patologie che interessano il distretto corporeo interessato dallo screening.
Lo svolgimento di una risonanza magnetica non espone il paziente a nessun tipo di rischio: questo genere di esame, infatti, non comporta la sottoposizione del soggetto a radiazioni ionizzanti e garantisce la quasi totale assenza di effetti collaterali.

L’estremo livello di precisione diagnostica assicurato dall’impiego della risonanza magnetica nell’ambito di un processo di screening medico aiuta a fornire un quadro chiaro ed esaustivo della salute di tutti i complessi che compongono l’anatomia del ginocchio. L’articolazione del ginocchio è in assoluto una delle più complesse di tutto l’organismo umano: essa si compone di una coppia di articolazioni complementari che uniscono la coscia e la gamba.
Il ginocchio è quindi formato dal femore, ossia l’osso della gamba che lo collega all’anca; è l’osso più lungo e resistente di tutto l’apparato osseo. Davanti al femore, troviamo la rotula (o patella) che scivola in una scanalatura quando sono eseguiti alcuni movimenti. Seguono la tibia ed il perone: la prima, è il punto d’appoggio del femore, mentre il secondo (parallelo alla tibia) è un sottile osso che funge da collegamento per i muscoli ed il legamento collaterale laterale. Sono presenti, poi, legamenti (crociati anteriori e posteriori, e collaterale mediale e laterale), muscoli (bicipite e quadricipite), tendini e cartilagine.

Nonostante il ginocchio possieda superfici esterne aventi caratteristiche assimilabili alle articolazioni mobili, l’apparato di legamenti che ad esso si connette limita la gamma di movimenti alla sola flessione.

A cosa serve la Risonanza magnetica muscolo scheletrica? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve principalmente per studiare le parti molli che costituiscono le articolazioni. Fornisce importanti informazioni circa i tendini (ad esempio il tendine d’Achille nella caviglia e la cuffia dei rotatori nella spalla), i legamenti (nel ginocchio) e i menischi(articolazione del ginocchio), polso (utile per identificare sindromi del canale carpale, cisti del polso, fratture del polso e della mano, patologie infiammatorie tendinee).

 

È utile anche per dei muscoli (strappi, stiramenti, ematomi, lesioni tumorali). Essa dà, inoltre, informazioni circa lo stato dell’osso, soprattutto nella patologia traumatica e tumorale.

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Che cos’è la risonanza magnetica muscolo scheletrica? Prenotatela presso la sede di Lecce 0832 347731

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve per studiare le articolazioni (cavigliaginocchioancapolsogomitospalla) e i muscoli degli arti inferiori.

 

I tipi di studio differiscono a seconda dell’articolazione o dei muscoli studiati.In generale il paziente viene posizionato supino sul lettino della risonanza e intorno al distretto da studiare viene posizionata una bobina ricetrasmittente.Nella maggior parte dei casi, la risonanza magnetica muscolo scheletrica non richiede la somministrazione del mezzo di contrasto.

Preparazione all’ecografia addominale: Prenotatela presso la sede di Lecce 0832.347731

 

Per effettuare l’ecografia addominale è necessario presentarsi a digiuno.

 

Per un corretto esame dell’addome inferiore, in particolare della vescica, occorre presentarsi a vescica piena, bevendo 1 litro di acqua circa un’ora e mezza prima dell’appuntamento. 

Se si effettua solo l’ecografia all’addome inferiore non occorre seguire la dieta descritta in precedenza.

Per prenotare telefonare allo 0832.347731

Ecografia addome completo: Prenotala presso la Sede di Lecce

L’ecografia addome completo o ecografia addominale è un esame diagnostico non invasivo che, attraverso l’utilizzo di ultrasuoni emessi da una sonda appoggiata sulla pelle del paziente, permette di visualizzare i principali organi e vasi sanguigni della cavità addominale, al fine di individuare la maggior parte delle patologie che interessano questi. Al fine di trasmettere più in profondità gli ultrasuoni viene applicato un gel umido nella zona da esaminare, a contatto con pelle e sonda.

In particolare vengono esaminati il fegato, colecisti, vie biliari, pancreas, milza, reni, aorta, vescica e gli organi genitali interni. Se l’ecografia riguarda solo l’addome inferiore invece verranno studiati i reni, la vescica e gli organi genitali interni.

Di norma invece l’ecografia addominale non viene impiegata per lo studio delle patologie legate al tratto gastro-intestinale (stomaco, intestino e colon), per il quale si ricorre alla gastroscopia o colonscopia.

L’esame è totalmente indolore anche se, qualora la zona fosse infiammata, il paziente potrebbe percepire una leggera sensazione di dolore.

 

A cosa serve la Risonanza magnetica muscolo scheletrica?

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve principalmente per studiare le parti molli che costituiscono le articolazioni. Fornisce importanti informazioni circa i tendini (ad esempio il tendine d’Achille nella caviglia e la cuffia dei rotatori nella spalla), i legamenti (nel ginocchio) e i menischi(articolazione del ginocchio), polso (utile per identificare sindromi del canale carpale, cisti del polso, fratture del polso e della mano, patologie infiammatorie tendinee).

 

 

È utile anche per dei muscoli (strappi, stiramenti, ematomi, lesioni tumorali). Essa dà, inoltre, informazioni circa lo stato dell’osso, soprattutto nella patologia traumatica e tumorale.

Che cos’è la risonanza magnetica muscolo scheletrica?

La risonanza magnetica muscolo scheletrica serve per studiare le articolazioni (cavigliaginocchioancapolsogomitospalla) e i muscoli degli arti inferiori.

 

I tipi di studio differiscono a seconda dell’articolazione o dei muscoli studiati.In generale il paziente viene posizionato supino sul lettino della risonanza e intorno al distretto da studiare viene posizionata una bobina ricetrasmittente.Nella maggior parte dei casi, la risonanza magnetica muscolo scheletrica non richiede la somministrazione del mezzo di contrasto.

Allergie primaverili: qualche consiglio utile!

Circa il 40% degli italiani soffre di qualche forma di allergia, che tende ad aggravarsi proprio durante la stagione primaverile scatenando fastidiosi disturbi. Il principale responsabile delle allergie durante i mesi primaverili è soprattutto l’aumento dei pollini dell’aria, che scatena il raffreddore da fieno che si manifesta con starnuti ripetuti, naso che cola e bruciore agli occhi.

Come affrontare al meglio la primavera?

 

  • Evitare gite o passeggiate in campagna nel periodo di fioritura delle piante nocive

  • Attenzione agli sport all’aperto, nelle ore più calde della giornata e nel tardo pomeriggio, quando c’è una maggior concentrazione di elementi inquinanti nell’atmosfera

  • Evitare di uscire nelle fasi iniziali di un temporale, perché la pioggia facilita la liberazione di allergeni dai pollini

  • Tenere chiuse le finestre nelle ore più calde della giornata, quando c’è un rischio maggiore che i pollini entrino in casa. Meglio arieggiare gli ambienti al mattino presto o alla sera tardi.

  • Indossare occhiali da sole, meglio se avvolgenti, nelle giornate ventose o se ci si sposta in motorino o in bicicletta.

  • Lavarsi e pettinarsi spesso i capelli per eliminare gli allergeni annidati in quelle zone nel corso della giornata

  • Per lo stesso motivo, lavarsi bene il viso: gli allergeni possono annidarsi anche nelle sopracciglia o nelle ciglia

  • Non dimenticarsi di effettuare quotidianamente lavaggi nasali (il naso funziona come “filtro” e trattiene i pollini.

Soffrite di iperidrosi? Noi la trattiamo con tossina botulinica. Leggi come

La tossina botulinica di tipo A svolge un ruolo insostituibile nel trattamento dell’iperidrosi. 

 

L’iperidrosi idiopatica primaria è un disturbo congenito che colpisce lo 0,5% della popolazione,

caratterizzato da una sudorazione eccessiva e invalidante localizzata per lo più ad ascelle, mani e piedi.

Si tratta di una condizione estremamente spiacevole dal punto di vista sociale che per fortuna può essere risolta con questo trattamento rapido e sicuro.

 

L’eccessiva sudorazione è influenzata da fattori fisiologici e patologici.Tra i fattori fisiologici incidono molto il clima, lo stress, l’ età e il sesso in quanto donne e anziani risultano meno colpiti.Talvolta purtroppo l’iperidrosi può rappresentare il segno prodromico di patologie ben più gravi come il feocromocitoma , motivo per cui la terapia è imprescindibile da un corretto percorso diagnostico.

Dal punto di vista anatomopatologico nell’iperidrosi le ghiandole sudoripare appaiono morfologicamente simili sia nell’irrorazione che nell’innervazione ,  sono però sottoposte ad una eccessiva stimolazione. 

La tossina botulinica inibisce la secrezione del sudore bloccando il rilascio di acetilcolina dalle membrane pre-sinaptiche. Il suo effetto comincia 3-5 giorni dopo  la somministrazione , raggiunge un picco massimo dopo 15 giorni e può arrivare a durare fino a sei-otto mesi. 

Sono stati utilizzati agenti topici per trattare l’iperidrosi spesso causando irritazione e quindi effetti collaterali così come accade ricorrendo a farmaci sistemici . Anche la terapia chirurgica viene proposta come soluzione, ma risulta ovviamente molto più invasiva.

 

L’area ascellare da trattare ha di solito un aspetto ovalare che corrisponde all’impianto dei bulbi piliferi. La tossina si inietta in una trentina di siti distanti all’incirca 1 cm l’uno dall’altro . Il dolore e’ minimo e non richiede alcuna anestesia se non l’applicazione di una crema anestetica mezz’ora prima dell’inoculazione .  L’effetto terapeutico rasenta il 100% dei risultati. 

 

 Nel trattamento dell’iperidrosi palmare e plantare le iniezioni risultano lievemente più dolorose,  per questo l’applicazione di una pomata anestetica deve necessariamente essere generosa e se non basta è consigliabile ricorrere al blocco anestesiologico dei nervi. 

 

 In mani istruite è una terapia di semplice esecuzione e di grande soddisfazione per il paziente .

 

Dott.ssa Monica Giangrande

Ringiovanimento, approccio full-face? Da noi si Può! Ce ne parla la Dott.ssa Monica Giangrande

Per ottenere un viso dall’aspetto riposato e cancellare i segni del tempo è necessario studiare il paziente nella sua totalità per poter intervenire nella maniera più appropriata in tutti i distretti del volto. Abbiamo molte armi per intervenire e possiamo scegliere di utilizzarle in successione perché a volte solo l’utilizzo di tecniche combinate potrà darci il miglior risultato.

 

È consigliabile anche per le giovanissime partire da un efficace programma di biostimolazione e biorivitalizzazione cutanea a base di acido ialuronico libero e non solo . Questi trattamenti migliorano in poche sedute il tono cutaneo e l’idratazione della pelle senza modificare in alcun modo la forma del viso ma preparando allo stesso tempo la paziente, se la stessa necessita di una correzione con filler dermici o ipodermici.

Questi ultimi sono utili per riarmonizzare le forme e i volumi di un viso se questi hanno subìto un processo di invecchiamento oppure se la paziente gradisce ottenere un risultato esteticamente migliore. I filler più morbidi vengono invece utilizzati per attenuare le rughe o per rimodellare le labbra.

 

Uno dei trattamenti più sicuri e che ancor più degli altri rende molto soddisfatto il paziente è il trattamento delle rughe del terzo superiore del volto con l’iniezione di tossina botulinica . Eliminando quasi completamente la presenza di rughe sulla fronte e attorno agli occhi lo sguardo sembra illuminarsi. Questo trattamento regala l’aspetto di una persona riposata e rilassata per circa 6 mesi . 

 

Per migliorare invece l’aspetto di una cute iperseborroica segnata dagli esiti di acne , per mascherare la presenza di cicatrici , trattare le macchie e ancora una volta attenuare le rughe, non possiamo che ricorrere ad un peeling medico. Parliamo di un trattamento consistente in un’abrasione dell’epidermide o del derma superficiale/medio, effettuata mediante l’applicazione di un mezzo chimico, in genere un acido.  I peelings superficiali, i più utilizzati , prevedono più applicazioni (in genere tre) ripetute a distanza di 3/4 settimane. 

 

La medicina estetica suggerisce sempre un percorso di bellezza dalla prevenzione al trattamento per concludersi poi con sedute di mantenimento.

 

Dott.ssa Monica Giangrande

Risonanza Magnetica al Piede

 

Punto di forza della Risonanza rispetto ad altre metodiche è la precoce e sensibile identificazione dell’edema intraspongioso e/o midollare comune ad affezioni come le fratture intraspongiose occulte post traumatiche, da stress, le osteomieliti, le osteonecrosi, le sindromi algodistrofiche da alterato carico biomeccanico, consentendo, una diagnosi differenziale e un precoce trattamento prevenendo conseguenze di un certo impatto psicofisico come le amputazioni da osteomielite nel piede diabetico.

 

La Risonanza Magnetica consente una agevole distinzione nel labirinto di affezioni del retropiede accomunate dalla comune sintomatologia dolorosa calcaneare: tendiniti, tenosinoviti, lesioni della fascia plantare (la comune fascite associata o meno a spina calcaneare, le fibromatosi plantari, xantomi, le rotture post traumatiche), affezioni flogistico-degenerative del tendine di Achille associate o meno a borsiti calcaneari, le cause di sindrome del tunnel tarsale, osteiti o coinvolgimento spongioso calcaneare di varia natura e anormalità dei tessuti molli sottocutanei quali ad esempio lesioni da sovraccarico, granulomi o nodulazioni reumatoidi.

Buona parte di queste affezioni spesso sono efficacemente diagnosticate anche alla regione dell’avampiede. Un cenno importante in tale distretto merita il ruolo della RM nell’identificazione del neuroma di Morton, patologia neoplastica benigna, frequente causa di metatarsalgia.

La Risonanza gioca un ruolo cruciale nella pianificazione prechirurgica e di conseguenza nell’outcome clinico del paziente in tutte le patologie neoplastiche del piede.

Essenziale resta altresì il contributo della RM nel bilancio del carico lesivo post traumatico osteo-tendineo e capsulo-ligamentoso nei casi non dirimenti all’esame ecografico.

Quando effettuare la risonanza magnetica al Ginocchio

La risonanza magnetica al ginocchio è uno strumento diagnostico di notevole importanza per la visualizzazione delle varie componenti dell’articolazione del ginocchio.

Una risonanza magnetica al ginocchio è un esame indicato in varie situazioni:

  • diagnosi di processi degenerativo-infiammatori a carico dell’articolazione, in particolare l’artrosi del ginocchio (gonartrosi)
  • individuazione di lesioni a carico della cartilagine articolare
  • individuazione di lesioni a carico dei menischi
  • individuazione di problemi carico della rotula
  • distorsione al ginocchio (un infortunio che si riscontra frequentemente nell’ambito della pratica sportiva, ma non solo)
  • identificazione di fratture ossee a carico dell’estremità prossimale della tibia oppure dell’estremità distale del femore
  • identificazione delle cause di manifestazioni cliniche a carico dell’articolazione (dolore, gonfiore, rigidità articolare, presenza di ematomi, senso di debolezza)
  • individuazione della presenza e delle cause di versamento al ginocchio
  • osteomielite (serio processo infettivo che interessa ossa e midollo osseo).

L’esecuzione di una risonanza magnetica al ginocchio serve anche a stabilire se sia o no opportuno effettuare un’artroscopia del ginocchio o, comunque, un qualsiasi intervento chirurgico.

L’esame ha inoltre una notevole importanza nel monitoraggio nel tempo della situazione di un ginocchio sottoposto a intervento chirurgico.

Coagulazione: In cosa consiste?

L’Ematologia è la disciplina medica che si occupa dello studio fisiologico e patologico del sangue e degli organi che lo generano. Lo studio della qualità delle cellule che compongono il sangue (emocromo) e i test di coagulazione sono alcuni dei settori che riguardano questo ambito medico.

 

EMOCROMO COMPLETO CON FORMULA

L’emocromo (abbreviazione di esame emocromocitometrico) è un esame che permette di avere informazioni qualitative e quantitative sulle cellule del sangue:

  • globuli rossi;
  • globuli bianchi;
  • piastrine.

Questo esame fornisce informazioni su alcune caratteristiche di queste cellule come le dimensioni, la forma e il contenuto.

Quando viene richiesto?

Solitamente, il medico prescrive questo esame per i seguenti motivi:

  • come controllo di routine;
  • per lo screening di alcune malattie;
  • per confermare la diagnosi di alcune condizioni mediche;
  • per verificare eventuali effetti collaterali legati all’assunzione (cronica o meno) di farmaci;
  • in presenza di segni di infezione o infiammazione;
  • in caso di debolezza e stanchezza persistenti che il medico ritiene potenzialmente conseguenti ad un’anemia.

Come viene eseguito il test?

Il personale infermieristico effettua un prelievo di sangue venoso dall’avambraccio. Il campione prelevato viene conservato in una provetta contenente un anticoagulante (EDTA) e sottoposto al test mediante l’analizzatore ematologico automatico PENTRA XL 80 della Horiba.

 
TEST DELLA COAGULAZIONE DEL SANGUE

Attraverso i test di coagulazione è possibile monitorare l’attività coagulativa del sangue, cioè il processo di arresto di una emorragia che si innesca a causa di una ferita più o meno grave.
I principali esami di laboratorio per lo studio dell’attività di coagulazione del sangue sono:

  • il tempo di protrombina (o attività protrombinica) chiamato anche PT;
  • il tempo di tromboplastina parziale chiamato anche PTT;
  • fibrinogeno;
  • antitrombina III.

Quando vengono richiesti?

I test di coagulazione vengono consigliati dal medico nei seguenti casi:

  • quando una persona deve sottoporsi ad un intervento chirurgico;
  • quando una persona deve monitorare la terapia anticoagulante (utilizzo di anticoagulanti vari);
  • quando una persona ha avuto malattie riconducibili ad una alterata coagulazione del sangue come l’infarto del miocardio, l’ictus cerebrale, trombosi venosa profonda, embolia polmonare;
  • per diagnosticare malattie legate alle piastrine o ai fattori di coagulazione;
  • in caso di uso di contraccettivi orali.

 

 

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Cosa è Elettroterapia?

E’ una terapia di tipo fisico che utilizza la corrente elettrica tenendo presente tre fattori:

  • l’intensità della corrente elettrica: quantità di corrente elettrica erogata misurata in milliampère;
  • la durata: tempo di somministrazione dell’impulso elettrico;
  • la pausa: periodo di tempo in cui la corrente elettrica non viene erogata.

La corrente elettrica utilizzata inoltre si distingue in:

  • corrente continua attraverso l’erogazione di una corrente continua e lineare che ha una certa intensità e che non ha interruzioni. A sua volta si differenzia in Corrente Galvanica e Ionoforesi (che serve a far veicolare i farmaci a livello cutaneo);
  • correnti alternate o, meglio dette, variabili. Si suddividono, a loro volta, in Corrente Alternata a bassa o media frequenza (Diadinamiche, TENS ed Interferenziali: utilizzate a scopo antalgico nelle varie forme di dolore);
  • corrente alternata ad alta frequenza (correnti rettangolari, correnti triangolari, corrente faradica e correnti Kotz che vengono utilizzate nella stimolazione del muscolo o parzialmente innervato).

Gli effetti positivi dell’elettroterapia sono:

  • Riduzione del dolore;
  • Deionizzazione muscolare e risoluzione degli spasmi;
  • Accelerazione del processo di guarigione;
  • Stimolazione della consolidazione ossea in caso di fratture.

Il metodo di applicazione consiste nell’utilizzo di testine assicurando una buona aderenza a livello cutaneo tramite appositi gel.

 

Prevenzione Mammografia. Da Ortokinesis puoi!

La prevenzione è la chiave per una diagnosi precoce, in grado di salvare la vita della paziente e minimizzare le conseguenze di un eventuale intervento. Controlli periodici ed uno stile di vita sano sono i punti base da tenere a mente: smettere di fumare, adottare un’alimentazione ricca di frutta e verdura e povera di alcol, grassi saturi e proteine animali.

Quando è il caso di sottoporsi ad una mammografia? 

Per l’Osservatorio nazionale screening è consigliabile effettuare l’esame ogni 2 anni a partire dai 50 anni di età. In presenza di casi di tumore in famiglia, data la componente di ereditarietà, è preferibile anticipare i controlli già verso i 40 anni.

E prima? 

In questo caso, per le under 40 l’esame più utile è l’ecografia.

ATHLETIC CLUB: Eliminare i dolori cervicali con la fisioterapia

Chi almeno una volta nella vita, non ha mai sofferto di dolore cervicale?

Il dolore cervicale o cervicalgia è infatti uno dei disturbi più diffusi nel mondo occidentale: si tratta il più delle volte di un’infiammazione, che colpisce le vertebre superiori della colonna, a sostegno del collo e della testa. 

La cervicalgia può essere causata da fattori non modificabilicome età, sesso, familiarità, condizioni generali di salute, pregressi esiti traumatici; e fattori modificabili come il lavoro ripetitivo, periodi prolungati in cui la colonna cervicale viene mantenuta in flessione, lavoro ad alto stress psicologico, fumo e precedente danno al collo ed alle spalle. Nello specifico il nostro stile di vita, prevalentemente sedentario, con una postura sbagliata e caratterizzata da uno scarso esercizio fisico; contribuisce alle probabilità di manifestarsi della cervicalgia. 

Tra le cause possiamo citare anche:

  • eventi traumatici acuti occasionali, come il colpo di frusta un incidente sportivo
  • continue microlesioni tipiche degli sport di contatto come la boxe o dei lavori particolarmente usuranti, che prevedono un notevole sforzo fisico e movimenti ripetuti nel tempo

Non si possono sicuramente tralasciare fattori predisponenti come:

  • la cifosi dorsale
  • l’iperlordosi lombare
  • processi degenerativi dei dischi intervertebrali
  • le lesioni traumatiche pregresse
  • l’ernia cervicale
  • l’artrosi cervicale
  • l’osteofitosi

Le cause possono essere davvero tante, tutte potenzialmente in grado di scatenare dei grandi fastidi, se non curati in tempo, che possono condurre all’irrigidimento del collo e la conseguente diminuzione delle capacità di movimento. 

Nelle patologie più croniche, il dolore tende ad irradiarsi fino ad arrivare a colpire anche le spalle e le braccia, accompagnato da nausea, mal di testa, vertigini e disturbi alla vista e/o all’udito.

Quali possono essere i rimedi?

Per curare la cervicalgia è necessario agire sulle cause che scatenano il dolore, come la rigidità muscolare, l’infiammazione e la postura.

Per questo tipo di problematiche è fortemente consigliato una diagnosi medica, che possa analizzare i sintomi per effettuare un piano terapeutico adeguato. 

La fisioterapia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nella cura della cervicalgia. La diagnosi, solitamente viene effettuata da un fisiatra, il quale effettua una visita accurata, ponendo attenzione alle attività quotidiane del paziente e analizzando nel dettaglio l’esatta localizzazione del dolore e la sua irradiazione (verso braccia o mani). 

Le sedute fisioterapiche possono prevedere, infatti l’applicazione di diverse terapie, di tipo strumentale, atte a ridurre lo stato infiammatorio, il dolore e la contrattura muscolare, come la TENS, il Laser e gli Ultrasuoni, e di tipo manuale come la Massoterapia e la Rieducazione Motoria (mobilizzazione ed esercizio terapeutico), effettuate da personale specializzato.

 

Scopri la terapia più giusta rivolgendoti ai nostri specialisti!

ORTOKINESIS: INTESTINO IRRITABILE: QUALI ESAMI FARE?

Cosa non va nel mio intestino? Quante volte ci siamo fatti questa domanda? 

Il cattivo funzionamento dell’intestino è un disturbo fastidioso che rischia di rovinare e mettere a repentaglio anche le nostre tanto attese vacanze estive. A volte, il caldo eccessivo, le bevande ghiacciate, un’alimentazione improvvisata, o semplicemente periodi di forte stress e non solo…, possono scatenare dei disturbi intestinali.

La sindrome dell’intestino irritabile è una condizione molto comune che interessa circa il 10% della popolazione, soprattutto dai 20 ai 50 anni. Impropriamente chiamata “Colite”, si presenta con il tipico fastidio o dolore addominale, associato all’alterazione della funzione intestinale.

 

Quali possono essere i sintomi e le cause?

I sintomi possono variare, da persona a persona, con dolori addominali, spesso accompagnati da gonfiore, tensione, presenza di muco nelle feci, stipsi o diarrea.

Le cause sono molteplici e possono cambiare di volta in volta, tanto da non riuscire ad individuare il singolo fattore scatenante. Sicuramente, tra i fattori principali possiamo citare quelli psico-sociali, come gli aspetti cognitivi ed emotivi; oppure i fattori biologici, come la predisposizione e la suscettibilità individuale, la percezione soggettiva del dolore, la flora batterica e le relative infezioni intestinali. 

Un altro importante aspetto sicuramente è dato dalla presenza di intolleranze ed allergie alimentaridall’utilizzo cronico di farmaci (es anti-infiammatori, antibiotici) e dallo stress, che possono avere un ruolo determinante.

Una visita scrupolosa potrà sicuramente aiutare a scegliere la cura più adatta, in quanto, spesso è necessario escludere la presenza di malattie intestinali che presentano gli stessi sintomi e che richiedono un trattamento differente. 

 

Come intervenire per curare l’intestino irritabile?

Per indagare in modo approfondito uno dei primi passi è sicuramente effettuare determinati esami di laboratorio

Vengono inizialmente eseguiti gli esami di routine come: 

  • Emocromo
  • Sideremia, Ferritina e Transferrina
  • Transaminasi
  • Glicemia
  • Creatininemia

Per delle analisi cliniche di dettaglio si possono effettuare 

  • le analisi degli Indici di Flogosi (VES, PCR e Calprotectina), per scartare processi infiammatori caratteristici di altre patologie intestinali, quali malattia di Crohn e rettocolite ulcerosa
  • il dosaggio di Paratormone, TSH, freeT3 e freeT4 eseguito per escludere la presenza di iperparatiroidismo, ipertiroidismo o ipotiroidismo.
  • Test Alimentari, per valutare la presenza di allergie e/o intolleranze.
  • l’analisi delle Feci con ricerca di eventuali parassiti fecali; ricerca di sangue occulto nelle feci per evidenziare eventuali perdite ematiche intestinali; coprocoltura per la ricerca di batteri specifici (Salmonella, Shigella e Campylobacter).

 

Come proteggere l’intestino?

Anche se non possiamo parlare di una vera e propria prevenzione, possiamo sicuramente adottare delle piccole accortezze, sufficienti per preservare il proprio intestino e proteggersi da eventuali attacchi.

Chi soffre di disordini intestinali deve, ad esempio, mettersi al riparo dal troppo caldo, fare attività fisica, ma soprattutto riequilibrare la propria alimentazione evitando di bere bevande ghiacciate, di esagerare con alcuni alimenti come: panini, fritture, salse a base di panna o maionese, piatti freddi, fast food e alcolici. 

 

Prenota subito una visita specialistica ed effettua il tuo check up di analisi.

Nel nostro centro il test dei Markers Tumorali è in convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN).

I marcatori tumorali, per lo più proteine ed antigeni, sono sostanze presenti nel sangue prodotte in quantità superiore alla norma da alcune cellule tumorali. È possibile che queste sostanze siano presenti nell’organismo anche in condizioni diverse dal cancro. Possono indirizzare o confermare una diagnosi, ma non sono sufficienti a dimostrarla in assenza di altri elementi.

In alcuni casi questi test sono utili per seguire in maniera poco invasiva l’andamento della malattia o per individuare precocemente una sua ripresa dopo una fase di remissione. Tuttavia, non sono consigliabili come screening per la diagnosi precoce in assenza di disturbi che possano essere indicatori di una patologia. È importante ricordare che alcuni di questi esami possono risultare positivi anche in assenza di cancro e viceversa, è possibile avere un tumore anche in assenza di marcatori elevati.

 

Alcuni markers sono prodotti solo dalle cellule di un organo e quindi specifici di un particolare tumore (antigene prostatico PSA per la prostata o CA 125 per l’ovaio), altri (antigene carcino-embrionario CEA o l’alfafetoproteina) possono essere elevati in presenza di tumori diversi, come quelli del colon o della mammella e del fegato o dei tumori delle cellule germinali. A oggi non esiste un marcatore unico per tutte le forme di cancro.

Come viene eseguito il test?

Il test viene eseguito da personale infermieristico mediante un semplice prelievo di sangue. Di norma non serve essere a digiuno, ma è consigliabile. Il sangue prelevato viene utilizzato per l’esecuzione del test attraverso strumenti automatizzati.

Quali markers è possibile effettuare?

Attualmente presso il nostro Centro è possibile effettuare i seguenti markers tumorali:

  • Alfa Feto Proteina: è un antigene oncofetale che aumenta in caso di epatocarcinoma ma anche in caso di epatite cronica attiva, cirrosi, tumori testicolari ed ovarici;
  • Ca 15-3: viene usato, insieme al CEA, nel follow-up post-operatorio, al fine di verificare l’effettiva radicalità dell’intervento, e in seguito per evidenziare la comparsa di recidive in loco o di metastasi a distanza;
  • Ca 19-9: è caratteristico del tumore del tratto digerente: ciò vuol dire che, in presenza di un paziente con una sospetta neoplasia di origine incerta, una sua positività deve indirizzare le indagini in quel distretto;
  • Ca 50: è un antigene glicoproteico ad alto peso molecolare dal significato clinico simile al Ca19-9; si eleva per i tumori del tratto digerente, del pancreas, del fegato, delle vie biliari, del rene, della vescica, dell’utero e della prostata. In condizioni non neoplastiche può essere incrementato nelle cirrosi epatiche e nelle pancreatiti. I fumatori hanno livelli lievemente superiori della norma;
  • Ca 72–4: è anch’essa una glicoproteina ad alto peso molecolare della famiglia delle mucine. La sua elevazione può essere indice di adenocarcinomi dell’ovaio, della mammella, del colon, del polmone stomaco e pancreas. In condizioni non neoplastiche può aumentare nel morbo di Crohn e in alcune patologie mammarie;
  • Ca 125: è una glicoproteina utilizzata come marker per il carcinoma ovarico ed è un utile marcatore per il follow-up postoperatorio. Aumentati livelli di Ca125 sono stati riscontrati anche negli adenocarcinomi della cervice uterina e nel carcinoma endometriale; può inoltre essere aumentato in tumori pancreatici, polmonari, mammari e nelle neoplasie del colon retto. Il Ca 125 è presente nell’endometrio normale e nei fluidi uterini ma il suo passaggio ematico è molto limitato. Ciò giustifica che la concentrazione ematica può aumentare durante il flusso mestruale e nel primo trimestre di gravidanza. Una delle condizioni più interessanti di incremento del Ca 125 è l’endometriosi con possibile utilizzo del marker per il follow-up post operatorio o post terapia. Aumenta inoltre in tutte le condizioni di irritazione peritoneale con o senza versamento ascitico, in presenza di cisti o formazioni benigne ovariche ed anche per grossi fibromi uterini;
  • Cea: è una famiglia di antigeni oncofetali, di natura glicoproteica, che svolgono una azione nei processi di regolazione cellulare fetale; viene definito oncofetale proprio per l’elevata produzione nella vita intrauterina, che ricompare in numerosi tipi di cellule neoplastiche. Una sua positività può essere evidenziata anche in alcune malattie croniche gastrointestinali o respiratorie (falsi positivi), tanto che per i fumatori si considera un valore di cut-off più elevato che per i non fumatori;
  • Psa: essendo presente solo nelle cellule prostatiche, il PSA risulta essere un marcatore abbastanza specifico per il carcinoma della prostata. Un suo aumento si verifica anche in caso di ipertrofia prostatica benigna o di adenoma prostatico ma livelli superiori a 20 ng/ml portano a pensare con buona probabilità ad un carcinoma. Nel caso in cui il valore sia compreso tra 4 e 20 ng/ml, si ricorre al rapporto tra la frazione libera f-PSA e il PSA tot. Se questo rapporto è superiore a 0,2 si pensa ad una patologia benigna, in caso contrario, si può ritenere probabile la presenza di un carcinoma;
  • Calcitonina: è un ormone utilizzato come marcatore, in quanto prodotto dalle cellule C della tiroide che danno origine al carcinoma midollare; considerando che tale neoplasia ha una elevata incidenza familiare, è utile sottoporre a questo test anche i parenti dei malati;
  • Tireoglobulina: è usata come marcatore nel follow-up dei pazienti sottoposti a tiroidectomia. Il suo aumento sta ad indicare una recidiva locale o la comparsa di metastasi a distanza;
  • Cromogranina A: è una glicoproteina particolarmente conosciuta in ambito clinico come marcatore bioumorale specifico per i tumori neuroendocrini, in particolare per il feocromocitoma, il neuroblastoma ed i carcinoidi;
  • NSE (Enolasi Neurone Specifica): è un enzima glicolitico citoplasmatico ed è un marker tumorale utilizzato nella stadiazione, individuazione di recidive e monitoraggio della terapia dei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule. Può essere presente anche nei tumori midollare della tiroide, nel neuroblastoma ed in tumori neuroendocrini. Piccoli aumenti non stabili nel tempo possono essere presenti anche in malattie polmonari non neoplastiche;
  • CYFRA 21-1: ha una discreta specificità per i tumori polmonari del tipo NSCLC (Non Small Cell Lung Carcinoma). Non presenta elevazioni in caso di microcitoma polmonare. Il suo livello ematico è proporzionale alla massa del tumore e alla sua aggressività. È utile nel monitoraggio della malattia e della risposta alla terapia. Valori oltre la norma possono essere dovuti a cause non neoplastiche, come alcune patologie benigne polmonari associate a infezione acuta;
  • TPA (Antigene polipeptidico tessutale): è una proteina che può presentare un incremento in quasi tutti i tumori solidi ed in particolare in tumori come il cancro della mammella, capo-collo, ovaio, polmone, tumori dell’apparato digerente e delle vie urinarie. Il TPA è alquanto aspecifico e più che rappresentare un marcatore di una patologia tumorale è da considerare un indice di proliferazione cellulare. Il suo aumento infatti è correlato alla velocità di accrescimento tumorale e non alla dimensione della massa tumorale. Il TPA è utile nel follow-up di pazienti con tumori già accertati più che nella fase diagnostica. Un aumento del TPA può essere presente anche in malattie non neoplastiche quali la cirrosi epatica, le infezioni del tratto biliare, epatiti in genere, infezioni del tratto respiratorio;
  • HE – 4 (Human Epididimis Protein 4): è una glicoproteina isolata in prima istanza nell’epitelio dell’epididimo e successivamente anche in altri epiteli quali quello polmonare e genitale femminile. Il suo livello serico aumenta nelle pazienti con tumore ovarico ed è spesso usato in associazione con il CA 125;
  • HCG: vi sono anche condizioni in cui un’eccessiva elevazione della Beta HCG è indicativo di patologie come la mola vescicolare o la sua degenerazione in coriocarcinoma per cui, oltre che per la diagnosi è anche utile per il follow up di queste patologie. Infine la beta HCG è marker tumorale di alcuni tumori testicolari;
  • S 100: è il marcatore usato per monitorare il paziente operato di melanoma. Un innalzamento dell’S100 durante il controllo del paziente dopo asportazione del melanoma è fortemente suggestivo di ripresa di malattia. L’S100 viene utilizzato anche per monitorare la risposta alla terapia;
  • Ferritina: anche se non è da considerarsi un marcatore tumorale in senso stretto, la Ferritina viene considerata come tale in quanto può aumentare sia nelle neoplasie primitive del fegato che nelle metastasi di altri tumori a causa della liberazione in circolo legata al danno tessutale;
  • Beta 2 Microglobulina: è utilizzata come marcatore tumorale per alcuni tipi di tumore delle cellule del sangue. Non è diagnostico per specifiche patologie, ma è associato alla “quantità” di tumore presente (estensione tumorale) è può fornire al clinico informazioni addizionali sulla prognosi del paziente. Il test della B2M su sangue e talvolta su urina può essere prescritto come supporto nella determinazione della gravità e della diffusione (stadio) del mieloma multiplo, nel valutare la prognosi di tumori come mieloma e linfoma, e può talvolta essere prescritto per valutare la progressione di malattia e l’efficacia del trattamento.

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