NEWS

Quel dolore al polso delle mamme? Si risolve con la fisioterapia

A pochi mesi dal parto spesso molte donne si trovano a soffrire di dolori al polso, in particolare nella zona vicino al pollice.
E’ una condizione molto fastidiosa e invalidante perché interferisce anche con le più semplici attività quotidiane come prendere in braccio il proprio bambino, sostenerlo durante il bagnetto, svitare bottiglie, lavorare al computer, ecc.
Si tratta della tenosinovite di De Quervain anche conosciuta come tendinite delle neomamme (ma anche delle ricamatrici, dei musicisti e degli operatori informatici).
Tendiniti neomame 2Nello specifico è l’infiammazione dei tendini dei muscoli abduttore lungo ed estensore breve del pollice.

CAUSE

Tra le cause più comuni troviamo l’uso eccessivo del polso, microtraumi ripetuti e lo squilibrio ormonale dovuto alla recente gravidanza e allattamento.
Detto questo basta pensare a quante mamme si trovano ogni giorno affaccendate nel fare tutto con una sola mano, mentre con l’altra tengono in braccio il loro bambino, per capire come mai questa categoria di donne è così colpita da tale problematica.
Tendiniti neomame 1Infatti anche l’atto stesso di sollevare il bimbo da sotto le ascelle con la mano aperta contribuisce a far infiammare i tendini del pollice.

 

SINTOMI

Tra i principali sintomi abbiamo dolore e gonfiore lungo il lato del polso verso il pollice. Ciò è particolarmente evidente quando si stringe il pugno o si afferra qualcosa, o quando si gira il polso.
Se trascurati i sintomi possono arrivare anche ad avambraccio e mano.
Chi è affetto da questa tendinite prova dolore se, stringendo il pugno con il pollice chiuso all’interno, flette il polso dal lato del mignolo.Tendiniti neomame 3

COSA FARE

Nella fase iniziale spesso viene consigliato il riposo funzionale e terapia con antinfiammatori, rimedi spesso non attuabili dalle neomamme perché i farmaci non sono compatibili con l’allattamento e il riposo non è compatibile con il prendersi cura del proprio bambino.

La fisioterapia rappresenta quindi un valido aiuto, attraverso esercizi di stretching e terapie come ultrasuoni, laser ecc., e semplici tecniche per adattare al meglio il movimento della mano e alleviarne il fastidio (ad esempio cambiando spesso le posizioni in cui si allatta o si tiene il bambino in braccio o aiutandosi con una pratica fascia porta-bebè.
Non bisogna aspettare quindi solo che “il bambino cresca e il dolore passi” come viene spesso suggerito da nonne e zie, in quanto è importante prevenire l’instaurarsi di infiammazioni più severe e liberarsi subito dal fastidio.

Feste di Natale e di Capodanno 10 regole per passarle al meglio

Poche e semplici raccomandazioni dell’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid) per godersi in totale serenità un momento atteso da grandi e piccini che però può nascondere insidie.

A raccomandare l’importanza di adottare alcuni precisi accorgimenti è l’Associazione mondiale per le malattie infettive e i disordini immunologici (Waidid), che ha stilato un decalogo per godere al meglio delle festività natalizie. Natale e Capodanno non solo magia ed incanto per bambini e adulti. Le feste più attese dell’anno, infatti, nascondono alcune insidie che rischiano di compromettere la salute di grandi e piccini. L’influenza, ma anche le infezioni alimentari raggiungono infatti il loro picco in questo periodo fatto di abbuffate, pasti a casa e fuori casa, freddo intenso e vita all’aria aperta. “Quello atteso - ha affermato la professoressa Susanna Esposito, presidente Waidid e ordinario di pediatria all’Università degli studi di Perugia - è un particolare momento dell’anno in cui, oltre a godere appieno della magia e della convivialità tipiche del periodo natalizio, è necessario prestare molta attenzione sia all’alimentazione sia alla possibilità di prevenire influenza o eventuali raffreddori. Occorre ribadire, proprio in vista del picco influenzale che ci attende nelle prossime settimane, che è opportuno rimanere a casa se malati, evitando spostamenti e viaggi così da contrastare il contagio, nonché ridurre il rischio di complicazioni e infezioni concomitanti (superinfezioni) da parte di altri batteri o virus. Gesti semplici come il lavarsi spesso le mani, in particolare dopo essersi soffiati il naso o aver tossito, rappresentano sicuramente l’intervento preventivo di prima scelta per il controllo della diffusione dell’influenza”.

 

Le dieci regole d’ore WAidid per contrastare l’influenza e limitare il rischio di infezioni alimentari:

1.Influenza, prevenirla meglio che curarla! Di regola il vaccino rappresenta l’unica potente arma a nostra disposizione per evitare di contrarre l’influenza. Per prevenirla, è opportuno comunque lavare regolarmente e frequentemente le mani con acqua e sapone; se si è fuori casa è possibile utilizzare soluzioni detergenti a base di alcol o salviettine disinfettanti. Se non è possibile farlo, evitare di portarle a contatto con occhi, naso e bocca. Dopo un bagno o una doccia caldi, inoltre, non stare a lungo con la testa bagnata perché si raffreddano le vie aeree superiori. Regolare, infine, la temperatura degli ambienti interni in modo che sia conforme agli standard consigliati per temperature invernali (generalmente intorno ai 18 ÷ 22°C).

2.Non contribuire all’epidemia influenzale: se si è malati, rimanere a casa ed evitare di intraprendere viaggi e di andare al lavoro o a scuola. È bene coprire la bocca e il naso con un fazzoletto di carta quando si tossisce o starnutisce; opportuno poi non riutilizzare il fazzoletto usato e gettarlo nell’immondizia. Fare aerare regolarmente le stanze, in particolare se ci sono persone malate.

3.Se influenzati, non assumere antibiotici senza indicazione del medico: l’uso degli antibiotici nei casi di infezioni virali è inutile e dannoso per la propria salute e per quella della comunità, contribuendo all’aumento del fenomeno dell’antibiotico-resistenza. Gli antibiotici vanno sempre prescritti dai medici dopo un’accurata visita.

4.Più strati per contrastare gli sbalzi di temperatura: non coprirsi troppo quando c’è freddo, ma neanche scoprirsi velocemente quando c’è il sole. Meglio vestirsi a strati.

5.Healthyfoodper il menù di Natale: evitare cibi troppo elaborati e limitare il consumo di salami e insaccati vari che, insieme alle conserve di frutta e verdura fatte in casa, possono essere all’origine di intossicazioni importanti come il botulismo. Le conserve preparate in casa, come la verdura sott’olio, sono uno dei prodotti in cui più facilmente si può rischiare la presenza della tossina botulinica.

6.In cucina occhio ad igiene di mani e utensili: curare particolarmente l’igiene delle mani per la manipolazione degli alimenti; evitare il contatto tra cibi crudi e cibi cotti; pulire accuratamente gli utensili e i contenitori in cui conservare gli alimenti.

7.Particolare cautela nella cottura e nella conservazione degli alimenti: cuocere bene i cibi in modo che tutte le parti raggiungano una temperatura di almeno 70°C; consumare gli alimenti immediatamente dopo la cottura; conservare in frigorifero gli alimenti cotti in casa, qualora non vengano consumati subito; se il cibo deve essere conservato per lungo tempo, è preferibile surgelarlo. Non consumare cibi avanzati (precedentemente riscaldati o raffreddati) se rimasti a temperatura ambiente per più di 2 ore, in caso di ambienti surriscaldati il tempo si riduce ad 1 ora; se invece si intende conservarli per i giorni successivi, è raccomandabile congelarli sempre entro 2 ore.

8.Attenzione alle uova crude e alle verdure non lavate: con questi alimenti uno dei rischi più frequenti è la salmonellosi, un’intossicazione caratterizzata da sintomi quali nausea, vomito e dolori addominali. I derivati di uova crude, poi, come gelati e dolci alla crema, oltre alla maionese e salse varie, sono alimenti responsabili delle intossicazioni da Staphylococcus aureus. In questi casi, il più delle volte, l’andamento è fortunatamente benigno, con sintomatologia tipica che inizia dopo una breve incubazione di qualche ora e risoluzione in 24-48 ore. La diarrea è il sintomo principale dell’infezione stafilococcica e quando è frequente ed abbondante può comportare una notevole perdita di liquidi ed elettroliti, che vanno adeguatamente reintegrati per evitare squilibri pericolosi, soprattutto nei bambini. Non è necessario arrestare farmacologicamente gli episodi dato che l’eliminazione di abbondanti liquidi costituisce, di fatto, una difesa dell’organismo, che tenta in questo modo di eliminare l’agente infettante.

9.Attenzione al pesce: pericolo allergie e manifestazioni gastrointestinali con pesce e molluschi crudi che possono essere portatori di un parassita, l’Anisakis, nocivo per l’essere umano. Prima di consumare pesce crudo, è opportuno assicurarsi che sia stato sottoposto al procedimento d’abbattimento, l’unico che garantisce l’eliminazione del pericoloso parassita.

10.Dolci sì, ma a piccole dosi: non esagerare con cioccolata e panettone, è importante scegliere prodotti di buona qualità e tenere presente che in alcuni soggetti, soprattutto se atopici, il cioccolato, consumato in quantità eccessive, può dare reazioni allergiche.

 

 

Ecografia o mammografia: cosa fare?

Il tumore al seno è la neoplasia più diffusa nel sesso femminile, e lo screening oncologico è utilissimo per identificare precocemente le formazioni maligne.

Particolare attenzione allo screening dovrebbe essere prestata da coloro che hanno familiarità per il cancro al seno. Le tecniche che vengono impiegate per la diagnostica precoce del cancro al seno sono la ben nota mammografiae l’ecografia mammaria.

Entrambe sono metodiche di screening molto efficaci e affidabili, ma talvolta ci si può chiederequale sia la migliore. Cerchiamo di capirlo insieme, considerando quali sono le differenze tra le due tecniche, i loro vantaggi e i loro limiti.

Mammografia: consente di identificare 9 tumori su 10

La mammografia non è altro che una radiografia alla mammella. Attraverso il suo impiego è possibile rilevare la presenza di micro-calcificazioni o noduli di piccole dimensioni sospetti o altri tipi di lesioni che fanno ipotizzare la presenza di un tumore. In Italia è considerata la tecnica di screening più efficace, come testimoniato dai dati a disposizione del ministero della salute: la mammografia consente di identificare circa 9 tumori su 10, prima ancora che questi risultino palpabili.

Oggi gli strumenti radiografici usano basse dosi di radiazioni, quindi sono ancora più sicuri dei precedenti, garantendo comunque un’ottima sensibilità diagnostica. La mammografia è molto utile soprattutto per le donne che hanno mammelle in involuzione.

Sottoporsi alla mammografia con cadenza biennale è consigliato tra i 50 e i 69 anni, fascia d’età per la quale lo screening mammograficoè gratuito in Italia. Tuttavia, anche dopo i 40 anni può essere utile effettuare l’esame, soprattutto se sono noti fattori di rischio o, ovviamente, noduli che devono essere monitorati. Per le donne con familiarità per il tumore della mammella invece, la raccomandazione è di sottoporsi all’esame già a partire dai 35 anni.

In molte regioni, lo screening per la diagnosi precoce del tumore al senoviene effettuato in una fascia di età più ampia compresa tra i 45 e i 75 anni (con una periodicità annuale dopo i 50 anni) e, inoltre, nella pratica clinica, alla mammografia bilaterale vengono associate la ecografia della mammella e la visita senologica.

In linea generale, è possibile affermare che la prevenzione del tumore al seno deve cominciare attorno ai 20 anni con autopalapazione eseguita a cadenza mensile e regolare. Risulta poi necessario eseguire controlli annuali dal senologo a cui affiancare, dai 50 anni in poi, la mammografia o, se necessita in donne giovani, l’ecografia mammaria

 

Ecografia mammaria: per le giovani donne

L’ecografia mammaria è un normale esame ecografico, cioè un esame eseguito attraverso l’impiego di una sonda che emette ultrasuoni consentendo di visualizzare la struttura mammaria.

Attraverso l’ecografia mammaria è possibile valutare la componente adiposa e la componente fibrosa del tessuto mammarioed è particolarmente utile per individuare i fibroadenomi o le cisti. Gli ultrasuoni, infatti, vengono riflessi in modo diverso in base alla composizione del tessuto. Essi, dunque, consentono di distinguere se un nodulo è solido o liquido e, in generale, permettono di identificare le caratteristiche di una lesione tissutale.

Per le sue caratteristiche tecniche, essa è maggiormente informativa se effettuata su donne giovani. L’ecografia mammaria, infatti è particolarmente affidabile nella rilevazione delle lesioni in mammelle dense, tipiche delle donne giovani, o con una componente ghiandolare molto sviluppata. In questi casi, infatti, la mammografia è meno affidabile, a causa di un limite tecnico dovuto proprio all’utilizzo delle radiazioni.

L’ecografia mammaria, inoltre, poiché non utilizza radiazioni, è l’esame consigliato per esaminare le mammelle durante la gravidanza(qualora fosse necessario).

Diversamente dalla mammografia, infine, l’ecografia mammaria può essere associata alla procedura di agoaspirazione, ovvero un prelievo su un nodulo sospetto attraverso un ago.

Dunque, che esame scegliere tra mammografia ed ecografia mammaria?

In conclusione, tra mammografia ed ecografia mammaria non esiste un esame migliore in assoluto, ma solo uno più adatto alla donna che deve sottoporvisi.

L’importante è che, dopo i 40 anni o tra i 50 e i 69 anni, ci si sottoponga ad uno screening oncologico con regolarità, a maggior ragione se sono noti fattori di rischio per il cancro della mammella.

Entrambe le procedure, infatti, consentono di diagnosticare precocemente il tumore al seno ed intervenire tempestivamente, evitando che questo progredisca.

Visita ginecologica: Quali esami effettuare?

Solitamente nel controllo annuale sono svolti i seguenti esami:

  • il PAP TEST che consiste nel prelievo della mucosa cervicale tramite un tampone (un lungo cotton-fioc) il quale verrà successivamente analizzata in laboratorio. Grazie a questo esame è possibile diagnosticare, in fase precoce, la presenza del Papilloma virus, la causa principale del CANCRO AL COLLO DELL'UTERO. Inoltre, è possibile individuare possibili infezioni e alterazione della mucosa vaginale;
  • un’ECOGRAFIA PELVICA, ovvero un’ispezione della cavità uterina tramite una sonda ecografica che consente di individuare la possibile formazione di cisti, fibromi o la sindrome dell’ovaio policistico (PCOS). L'esame dovrebbe risultare indolore, al più fastidioso;
  • la palpazione del seno, volta a individuare la possibile formazione di noduli e cisti. In caso la palpazione risulti sospetta, o per la presenza di un gran numero di noduli e cisti o per la presenza di noduli di grandi dimensioni, questa può essere accompagnata da un’ ECOGRAFIA AL SENO per escludere la presenza di NODULI TUMORALI e per verificare che da un anno all’altro non si modifichi il quadro senologico.

Se lo ritiene necessario, il medico può prescrivere ulteriori esami diagnostici volti ad approfondire delle criticità emerse in sede di visita specialistica. Gli esami più comunemente prescritti sono:

  • ESAMI DEL SANGUE CON DOSAGI ORMONALI;
  • ecografia transvaginale;
  • COLONSCOPIA (serve ad approfondire i risultati del PAP test in caso di sospette lesioni precancerose o cancerose);
  • ecografia con ecodoppler;
  • MAMMOGRAFIA

Quando fare una visita ginecologica?


La visita ginecologica dovrebbe essere un abitudine di tutte le donne, un check-up da farsi annualmente. È consigliabile iniziare dalla pubertà (inizio del periodo fertile della donna) o comunque dall’inizio dell’attività sessuale. Questo è particolarmente importante per poter diagnosticare in tempo malattie sessualmente trasmissibili che spesso sono di difficile individuazione in quanto asintomatiche nelle fasi iniziali.

 


 
Oltre alle periodiche visite, vi sono alcuni "campanelli d'allarme" che devono indurre la donna a prenotare immediatamente una visita presso il proprio ginecologo. Tra questi sono inclusi:

  • perdite di sangue fuori dal periodo mestruale;
  • dolore pelvico;
  • perdite di muco vaginale troppo abbondanti, di odore e colore diverso rispetto alla norma (maleodoranti e non bianche);
  • bruciore vaginale, dolore durante i rapporti sessuali (che viene indicato con il termine medico dispareunia);
  • addome insolitamente gonfio;
  • mestruazioni dolorose o eccessivamente abbondanti;
  • interruzione del ciclo mestruale per più di due mesi o mestruazioni ravvicinate (ogni 15 giorni);
  • seno che cambia forma o che presenta noduli palpabili o che inizia a secernere liquido dal capezzolo;
  • durante il periodo della gravidanza, perdita di sangue o contrazioni precoci.

La visita urologica e gli esami da fare

La visita urologica ha lo scopo di indagare eventuali disturbi e malattie a carico dell’apparato urinario di uomini e donne o degli organi riproduttivi maschili. Non comporta dolore, non è invasiva, ma può essere associata a ecografia del basso addome o – nelle donne – transvaginale, e per questa ragione può essere necessario presentarsi con la vescica piena. Inoltre lo specialista, al momento della prenotazione, può richiedere alcuni esami, in particolare test del sangue e delle urine, da presentare al momento della visita. Il primo passaggio, però, come sempre quando si parla di controlli specialistici, è l’anamnesi, che consiste in una chiacchierata tra medico e paziente. Attraverso questo colloquio l’urologo raccoglierà informazioni importanti sullo stato di salute generale e l’eventuale familiarità con alcuni tipi di malattie (es. tumori) a carico dell’apparato urinario, sull’assunzione (o meno) di farmaci, sullo stile di vita e sui sintomi avvertiti dal paziente. Dopo questa prima fase propedeutica, si passerà all’esame obiettivo, che per ovvie ragioni si differenzia a seconda del sesso del paziente.
 


Visita urologica maschile:
Prevede un esame del basso ventre e agli organi genitali, ed eventualmente un controllo della prostata attraverso una palpazione del canale rettale. Questo controllo permette di rilevare anomalie come ingrossamenti e tumefazioni sospette.

Visita urologica femminile:
Anche in questo caso alla palpazione del basso addome si associa un controllo ginecologico soprattutto in caso di prolasso vescicale o uterino, condizioni che sono all’origine di fenomeni di incontinenza.
A seconda del problema riscontrato lo specialista può richiedere ulteriori indagini diagnostiche tra cui:

  • Esami ematici (PSA per la diagnosi precoce del carcinoma prostatico e creatininemia per valutare la funzionalità renale)
  • Ecografia
  • TAC
  • Risonanza magnetica
  • ESAME DELLE URINE con eventuale urinocoltura in caso di IVU
  • ECOGRFIA PROSTATICA RETTALE
  • Ecografia transvaginale
  • CITOLOGIA URINARIA, utile in caso di sospette neoplasie alle vie urinarie
  • Citoscopia, ovvero l’ispezione di uretra e vescica con l’ausilio di una sottile sonda munita di microcamera in caso di sospetto tumore vescicale
  • SCINTIGRAFIA RENALE sequenziale e dinamica utile soprattutto per individuare anomalie alle alte vie urinarie (reni e ureteri)
  • UTINOFLUSSIMETRIA, esame semplice e non invasivo che si effettua in caso di riduzione nella minzione o difficoltà ad urinare (disuria)
  • Esame del liquido seminale in caso di infertilità maschile
  • Ecografia scrotale in caso di sospetto tumore ai testicoli

Centro fisioterapico neurologico e riabilitativo

STUDIO ORTOKINESIS
Via Puccini 26, Lecce
Tel 0832.347731

Accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale

Centro
Diagnosi
per immagini

STUDIO ORTOKINESIS
Via Stazione 28, Carmiano (Le)
Tel 0832.606087

Accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale

Centro fisioterapico neurologico e riabilitativo

ATHLETIC CLUB
Via Veglie 141, Carmiano (Le)
Tel 0832.602530

Accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale

Ambulatori specialistici fisioterapia

STUDIO ORTOKINESIS
Via S. Isidoro 2, Copertino (Le)
Tel 0832.947686

Laboratorio Analisi

Via Regina Elena 57, Trepuzzi (Le)
Tel 0832.760130